Il volto umano del giornalismo
sulle orme di san Francesco di Sales VIDEO
LA CELEBRAZIONE Una professione che ha bisogno di competenze, ma anche di empatia, etica e responsabilità
Una tradizione che si rinnova ogni anno nel segno della familiarità, diventando quasi un incoraggiamento per il mondo del giornalismo e della comunicazione, chiamato ad essere bussola che dia testimonianza della verità in un mondo in continuo cambiamento, perché le cattive notizie che sono all’ordine del giorno non possano minare la speranza.
Ieri mattina, nella cripta della cattedrale il vescovo Maurizio ha presieduto la Santa Messa per la solennità di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e dei comunicatori (la cui ricorrenza cade il 24 gennaio): alla funzione, concelebrata da monsignor Franco Badaracco, direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali, era presente un nutrito gruppo di giornalisti del territorio, a partire dal direttore del “Cittadino” Lorenzo Rinaldi, con il direttore generale dell’Editoriale Laudense Roberto Savaré e il presidente del cda Giuseppe Migliorini, ma anche i collaboratori locali delle testate nazionali e gli uffici stampa delle istituzioni del territorio.
La Messa in cripta
A tutti, il vescovo ha rivolto il proprio ringraziamento, con il ricordo dei familiari e dei colleghi scomparsi: «Esprimo la mia gratitudine per il servizio che portate al ministero episcopale e alla comunità lodigiana» ha detto, richiamando poi il messaggio di Papa Leone per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, in cui il santo Padre ha evidenziato l’irripetibile identità dell’umano che si esprime nel volto e nella voce. «Conosciamo il volto di san Francesco di Sales, mentre possiamo soltanto immaginare la sua voce, che era certamente ardente» ha detto il vescovo, richiamando lo zelo pastorale del vescovo di Ginevra che, non potendo prendere possesso della sede episcopale per le divisioni tra cristiani, non si diede per vinto e anzi incrementò il proprio impegno di pastore. «È questo un richiamo per i giornalisti, un invito a escogitare vie nuove per essere testimoni di verità. San Francesco di Sales la percepiva nelle persone, chiamate a beneficiare della verità incarnandola. La verità si fa carne, pensiero, cultura, ma la differenza la fa la capacità di testimoniarla con fedeltà o tradendo se stessi, come accade quando ci si fa irretire da interessi di parte. La verità deve servire l’umano, non farsi asservire». La vera sfida, quindi, è riuscire a «garantire che sia l’umanità a restare agente e guida di sé e della storia, come afferma Papa Leone». Mettere al centro l’umano significa così, anche per i giornalisti, spendersi per la salvaguardia della pace, ma non solo: «Anche dove non c’è guerra, è necessario monitorare la conferma del sistema democratico: la democrazia non è perfetta, è fragile, ma è un valore da garantire e difendere per consentire la convivenza sociale, allargando il più possibile la partecipazione degli aventi diritto, che sono tutti gli uomini e le donne, senza distinzioni, perché ciascun volto e ciascuna voce abbiano cittadinanza attiva senza pressioni o esclusioni».
La visita a San Cristoforo
Infine, un riferimento alla dimensione spirituale dell’umano, che è da valorizzare, e non da nascondere, anche nell’ambito dell’attività giornalistica, perché «condizione indispensabile all’edificazione del bene comune». Il giornalismo diventa così un «cammino promettente, benché difficile, tra strade, case, vicende umane», un cammino che per chi crede culmina nella «bellezza di una casa che nel nostro finire riveli se stessa come dimora già conosciuta e già liberata dal timore che sia una mera illusione».
Come a raccogliere simbolicamente i passi di questo cammino, il vescovo ha accompagnato i presenti per una visita alla seconda sede del Museo Diocesano, dove ha mostrato le opere raccolte nella splendida cornice della chiesa di San Cristoforo, completamente ristrutturata perché diventi esempio tangibile di una comunità che ama la bellezza a beneficio di tutti.
L’intervento del direttore
Di comunità ha parlato anche il direttore del “Cittadino”, Lorenzo Rinaldi, intervenendo a margine della cerimonia. Citando il messaggio di Papa Leone, il direttore ha affermato: «Il Pontefice si spinge nelle praterie inesplorate dei nuovi sistemi informativi, avvertendo in primo luogo come le moderne tecnologie, se non mettono al centro l’uomo, rischiano di diventare strumenti pericolosi. Possiamo cogliere tre concetti: empatia, etica e responsabilità morale. Questo il contributo, tipicamente umano, che i giornalisti possono offrire per una buona comunicazione. E proprio da questi tre concetti possiamo ripartire per mettere al centro con orgoglio e responsabilità la professione giornalistica in un’epoca di profondi e non sempre rassicuranti cambiamenti.
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