Già censiti 259 internati lodigiani:
«Deportati per il loro no ai nazisti»
CODOGNO Partecipata conferenza in municipio, tra i “resistenti militari” anche Novello
Lettura 1 min.Quella degli Internati Militari Italiani (IMI) è la storia di una forma di resistenza dimenticata. Basterebbe a riprova un semplice sondaggio tra la gente per confermare come in pochissimi conoscano le vicende degli oltre 600.000 Imi deportati nei lager nazisti (e non solo) dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, “rei” di aver rifiutato di entrare nelle forze armate tedesche o della Repubblica sociale fascista. Bene, anzi benissimo ha perciò fatto la sezione di Codogno dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci a restituire in merito un interessante approfondimento, con focus proprio sugli Imi di Codogno: 259 persone (numero certamente in difetto), tra cui, tra gli altri, l’artista Giuseppe Novello, ufficiale degli Alpini, l’ufficiale medico Cesare Fumi, Gino Reguzzi, che della sezione codognese dei Combattenti fu uno storico presidente, don Pietro Dornetti, cappellano militare di grado tenente, il soldato semplice Giovanni Barcellesi.
«Per la vostra comunità i nomi di queste 259 persone sono ricordi, famiglia, emozioni», ha esordito domenica il professor Michele Cattane in una sala Santelli del municipio stracolma di persone, un successo di partecipazione che già ha fatto ipotecare al sindaco Francesco Passerini, presente all’incontro, la possibilità di una seconda conferenza d’approfondimento. Insegnante al liceo Novello, storico con incarichi di docenza universitari, Cattane ha tenuto una “lectio” di altissimo profilo, utilissima per restituire memoria e dignità alla storia degli Imi rimasta censurata per decenni. “Nell’Italia uscita dalla Seconda Guerra Mondiale non c’è stato spazio per loro. Solo oblio. Questo - ha sottolineato - fu una scelta politica di tutti i partiti e le istituzioni”. In città le schede degli Imi di Codogno sono presso la sede dei Combattenti, “rivenute dentro faldoni polverosi ritrovati in uno scantinato della sezione, salvati con lungimiranza dal presidente di sezione Nico Bescapè”, ha detto in apertura Elisa Frontori, archivista e volontaria della sezione locale Ancr. Affiancato dal referente dell’Anei di Lodi Giuseppe Mazzarra, proprio Bescapè a fine incontro non ha nascosto come tanto ancora ci sia da scoprire sugli Imi, anche codognesi: «Il mio auspicio è che tutti, soprattutto le nuove generazioni, non smettano di approfondire la storia degli Imi. Per restituire voce a chi non volle piegarsi».
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