REFERENDUM «Occorre proteggere l’indipendenza di magistratura e Pm»

La lettera di Ambrogio Ceron, ex presidente del tribunale di Lodi

Egregio direttore,

la missiva recentemente inviata dall’avv. Roveda a codesto quotidiano mi sollecita ad intervenire con alcune precisazioni. L’unicità del ruolo tra magistrati giudicanti e requirenti e l’idea di CSM unificato non è un retaggio del regime fascista (dove il PM era sottoposto al controllo del Ministro) bensì una scelta volta dai Costituenti (tra cui spiccavano nomi quali quelli di La Pira, Dossetti, Moro, Calamandrei, Saragat, Nenni, Togliatti) e non rappresenta un privilegio corporativo, ma un presidio pensato nel 1948 per impedire l’influenza della politica sulla magistratura, evitando la nascita di un quarto potere vicino all’esecutivo.

Una scelta lungimirante che ha garantito indipendenza anche nei momenti più difficili della storia repubblicana.

Il valore da proteggere è proprio questo: l’indipendenza della magistratura e del PM, che gli consente il lusso di cercare la verità e chiedere l’archiviazione o l’assoluzione in mancanza di prove. Questo tutela il cittadino.

È questa libertà che garantisce il contraddittorio, non la separazione gridata delle carriere (che, sia detto per inciso, non ha alcun effetto diretto di natura endoprocessuale).

La riforma va nella direzione opposta: aumenta il peso dei membri laici (cioè politici) negli organi di autogoverno della magistratura e indebolisce la rappresentatività (per sorteggio) dei togati.

Il paradosso è che, per estirpare le correnti della magistratura, la si vuole consegnare al condizionamento della politica; come se per eliminare la corruzione dai partiti si dovesse rinunciare alla democrazia.

A poco serve mantenere, come un simulacro, un principio costituzionale che proclama in astratto che la magistratura è indipendente se non è sostenuto da norme concrete che declinino negli effetti pratici lo stesso principio.

Scrivere che la magistratura è indipendente rimane una formulazione vuota se poi si modifica il CSM, cioè quell’organo costituzionale che serve a dare attuazione all’autonomia del potere giudiziario, attraverso una funzione attiva e quotidiana di difesa, anche e soprattutto, dalle possibili interferenze politiche.

La valutazione della riforma costituzionale deve basarsi dunque sull’analisi dell’insieme delle norme, e soprattutto sul contesto che la accompagna e il contesto, in questo caso, è estremamente preoccupante (Bartolozzi docet).

Distinti saluti

Dott. Ambrogio Ceron

(già presidente del tribunale di Lodi)

Comitato “Giusto dire NO”

Lodi

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