«Previdenza equa e più occupazione»

«Previdenza equa e più occupazione»

Pronto a portare avanti un impegno «per riallacciare l’anello di congiunzione tra cittadini e politica», Pietro Marangoni, 67 anni, in corsa per il Partito Pensionati al Senato e alle regionali nella circoscrizione Lombardia 1, dopo la scommessa solitaria alle ultime amministrative di San Donato, illustra i propri obiettivi, mettendo al primo posto le politiche per il lavoro e l’welfare.

Secondo lei qual è la priorità che deve essere perseguita per portare il Paese fuori dalla crisi?

«Indubbiamente il rilancio del lavoro, al fine di rendere i giovani autonomi, in quanto disoccupazione significa dipendenza dalle famiglie e significa non versare i contributi: una stortura nel sistema che si traduce in emergenza economica, con gravi ripercussioni di carattere sociale».

Quale valore ha la sua doppia candidatura in questa competizione politica?

«Ritengo sia importante, in quanto significa dare rilievo all’esperienza in campo sindacale, pertanto anche sociale, maturata nel corso di un lungo impegno a disposizione della gente. Ritengo che chi fa politica debba sapere innanzitutto dialogare con la gente, per conoscere i loro bisogni, per rispondere alle loro esigenze, mentre purtroppo troppo spesso i candidati li si incontra solo in occasione delle elezioni e una volta eletti non si li si vede più».

In base alla sua esperienza a contatto con i cittadini, il Sudmilano di cosa ha più bisogno?

«Indubbiamente di trasporti efficienti, dal momento che mancano innanzitutto collegamenti. La popolazione dei nostri comuni negli ultimi anni si è ampliata, in quanto i prezzi delle case hanno spinto verso sud famiglie provenenti da Milano e da San Donato, ma i servizi non sono corsi paralleli al fenomeno. È ad esempio assurdo che non ci siano navette che accompagnino pendolari e studenti alle stazioni dei treni: tutte le mattine dobbiamo riversarci in macchina su strade che sono ancora dell’Ottocento».

Mentre sul piano sociale?

«Casa e assistenza sanitaria. Non si costruiscono più case popolari e ci troviamo in una situazione di vera e propria emergenza abitativa. Così come manca un servizio che garantisca assistenza domiciliare ad anziani e handicappati, che devono ancora farsi accompagnare verso i centri di cura».

Per quanto riguarda l’aspetto previdenziale, quali ritiene che siano i margini di intervento più urgenti?

«È un tema lungo e complesso, soprattutto se si pensa che oltre ai disoccupati abbiamo anche gli esodati a cui si aggiungono altre situazioni vergognose, come quelle dei contributi fittizi, di persone che non hanno maturato i 15 anni di lavoro, ma hanno comunque versato dei contributi, che non sono mai stati restituiti loro sotto nessuna forma».

Cosa vorrebbe dire ai cittadini del Sudmilano?

«Di mettere una croce su un partito che guarda ad una previdenza equa, ma anche alle esigenze dei cittadini, dei giovani che hanno bisogno di inserirsi nel mondo del lavoro, delle famiglie che hanno problemi con la casa, dei pendolari, dei disabili. Un partito che non ha perso e non perderà il contatto con i cittadini».


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