Paola Pozzi (Regionali - Pdl)

Figlia di coltivatori, impiegata in un’associazione di categoria del settore agricolo, una laurea in scienze politiche e relazioni internazionali. Paola Pozzi, 40enne nata a Lodi, residente da sempre a Casaletto, impegnata da oltre dieci anni come consigliere di opposizione nel suo comune, non è una “politica di professione”. Al suo impegno, e alla sua candidatura alle elezioni regionali, però crede molto. L’esperienza come consigliere comunale a Casaletto è iniziata nel 1999, nei banchi di minoranza, dove siede anche oggi, ricoprendo il ruolo di capogruppo della lista che dal 2009 porta il simbolo del Popolo della Libertà. Impegnata attivamente nel movimento giovanile e femminile del partito, oggi è anche responsabile del dipartimento Pari Opportunità del Pdl di Lodi.

La sua candidatura alle regionali possiamo dire rispecchi il nuovo corso annunciato dal partito, sulle pari opportunità e sull’ingresso di giovani...

«Non sono una politica di professione, ho sempre e solo fatto politica a livello locale. E di certo non ho l’esperienza che possono vantare altri candidati. Dalla mia ho l’esperienza amministrativa e la capacità di instaurare un confronto politico. La scelta del Pdl di dare spazio a molte donne e a diversi giovani, poi, ritengo sia vincente. Credo sia il modo per far crescere nuove generazioni politiche. Le donne portano in dote la loro concretezza e la loro capacità di conciliazione. Vanno aiutate con gli strumenti giusti, per esempio potenziando gli asili nido».

Quali sarebbero le sue priorità a favore del territorio in caso di elezione?

«Sono figlia di agricoltori, lavoro nel settore e sono convinta che la via del rilancio per il Lodigiano deve passare dallo sviluppo delle aziende agricole e dalla tutela delle produzioni del nostro territorio, anche con l’inserimento nelle mense scolastiche. Gli interventi prioritari riguardano alcune normative, come quella sui nitrati che incide su 11 mila aziende a rischio chiusura, per ora salve grazie ad un emendamento con cui sono state riviste per un anno le aree di applicazione, e che merita una revisione complessiva. Poi ci sono le normative sulle emissioni in atmosfera e sul benessere animale, per cui si prevede una spesa di 1000 euro a scrofa per nuovi posti di stabulazione. Oltre alla revisione delle normative, c’è anche la partita degli investimenti con cui bisognerebbe promuovere bandi per la creazioni di nuovi poli agroalimentari che portino anche lavoro».

Come pensa di poter intervenire sulla crisi occupazionale del territorio?

«Proponendo agevolazioni alle imprese che assumono e investono sulle persone, trasformando i loro contratti da precari a stabili. La Lombardia dovrebbe diventare, in questo, il faro d’Italia».

Su quale altre questioni che toccano il territorio si impegnerebbe in caso di elezione?

«Il trasporto pubblico perché oggi migliaia di persone ancora si spostano per raggiungere il lavoro in condizioni difficili. La mia proposta è quella di convocare un tavolo interprovinciale di confronto con Ferrovie dello Stato, Trenord e i comitati dei pendolari, per analizzare tutte le problematiche e individuare le soluzioni. Sarebbe poi necessaria una pressione istituzionale per ridurre i costi di biglietti e abbonamenti».


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