«La stagione dei furbetti non è finita»

Sulle barricate durante la stagione dei furbetti del quartierino, Elio Lannutti, presidente di Adusbef, torna a lanciare accuse contro il sistema delle banche e le autorità che dovrebbero vigilare nell’interesse dei piccoli soci e dei clienti: Banca d’Italia e Consob. Raggiunto ieri telefonicamente dal «Cittadino», Lannutti parte dall’attualità, cioè dall’acquisto massiccio di titoli delle banche popolari (compreso il Banco Popolare) prima dell’annuncio della riforma Renzi (acquisti prima del 16 gennaio e vendite nei giorni immediatamente successivi al 20). Un’operazione finita nel mirino della procura di Roma, che potrebbe ipotizzare l’utilizzo di informazioni riservate (la predisposizione del decreto) per attività di mera speculazione finanziaria sui titoli delle popolari quotate. «Abbiamo presentato un esposto alla procura il 26 gennaio e stamattina (ieri per chi legge, ndr) l’abbiamo integrato con motivazioni e documenti aggiuntivi», conferma Lannutti.

Chi vi ha informato delle operazioni speculative in atto?

«Abbiamo molte antenne e ci siamo mossi per tempo. Del resto il quadro che sta emergendo è preoccupante. Ieri (mercoledì per chi legge, ndr) qualcuno ha detto (il presidente Consob, Giuseppe Vegas, ndr) che sulla compravendita dei titoli delle popolari prima della riforma c’è stato un “capital gain” di 10 milioni di euro, staremo a vedere, non vorremmo fosse solo la punta di un iceberg».

La Consob ancora una volta sembra muoversi lentamente…

«La Consob va chiusa immediatamente e aggregata all’Antitrust. È inammissibile che il suo presidente presenti documenti sull’acquisto dei titoli delle popolari nell’imminenza dell’annuncio della riforma e non dica chi ha effettuato le speculazioni».

Lei che idea si è fatto?

«Sono fermamente convinto che dopo la stagione dei furbetti del quartierino le opacità ci siano ancora. I furbi sono tornati alla carica, ancora più di prima e continuano a permeare il sistema economico italiano, arrivando fino a Bankitalia, un sepolcro imbiancato che andrebbe trasformato in una casa di vetro».

Speculazioni a parte, siete favorevoli alla riforma delle popolari?

«Una riforma è attesa da anni, soprattutto per le grandi popolari non quotate (dunque non è il caso del Banco Popolare, ndr). Provate a chiedere un prestito a un istituto che non è in Borsa: vi chiederanno di acquistare azioni, il cui valore non è regolato dal mercato ma da qualche professore universitario, magari vicino alla banca. È un sistema che va cambiato al più presto. Discorso diverso per le grandi popolari quotate a Piazza Affari, che hanno certo bisogno di un restyling, ma con meno urgenza».

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