Scontro sulla “passeggiata” di Fn, il Pd attacca il silenzio di FdI e Lega

LA POLEMICA Fuoco di fila sul centrodestra anche per le sue critiche alla Cgil

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Tutto confermato. Da un lato la passeggiata per la sicurezza di Forza Nuova, dalle 22 con partenza dalla stazione ferroviaria; dall’altro, l’evento Strade Aperte, serata di festa, musica e cultura antifascista, invece localizzata in piazza Medaglie d’oro tra le 20.30 e le 24, come da manifesti diffusi ieri da una nutrita schiera di sigle cittadine tra associazioni e organizzazioni diverse. Rimane alta la tensione nel capoluogo in vista di venerdì 11 settembre e dell’iniziativa organizzata dall’estrema destra, che ha già generato la richiesta della Cgil al prefetto di Lodi per far venire meno autorizzazione. A rilanciare la contro-manifestazione sui social, nelle scorse ore, anche Antifa Lodi. «Non abbiamo bisogno di energumeni di nero vestiti che ci proteggono, non abbiamo bisogno di altre telecamere, non abbiamo bisogno di persone che strumentalizzino la nostra paura, i nostri timori, le difficoltà e la complessità della nostra vita per i loro fini elettorali - scriveva la realtà ieri sui social - : abbiamo bisogno di ritrovare gioia, condivisione, solidarietà, comprensione, tolleranza, fiducia, dialogo. Abbiamo bisogno di aprire le strade e riprenderci gli spazi». Già polarizzato il dibattito pubblico e politico in città, con le reazioni che si susseguono e non accennano a fermarsi. E in cui si innesta anche il confronto interno al consiglio comunale tra maggioranza e opposizione. Se Lodi Civica ieri ha fatto sapere ieri che sottoscrive «senza balbettamenti» le parole del sindaco sulla vicenda di Forza Nuova, anche il gruppo del Partito democratico, guidato in aula da Antonello Nardone, ha detto la sua, puntando però il dito sul centrodestra, perché «sul caso Forza Nuova non bastano i silenzi: Lega e Fratelli di Italia chiariscano da che parte stanno». Il gruppo del Pd rimarca gli attacchi duri arrivati da Lega e FdI nei confronti della Cgil, ma anche sottolinea anche che «continua a mancare una presa di posizione altrettanto chiara e inequivocabile su soggetti politici che si richiamano a culture e simboli incompatibili con i valori democratici e costituzionali su cui si fonda la Repubblica». Insomma, «una contraddizione che non può essere ignorata», perché «quando si tratta di colpire la Cgil, l’organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa dei lavoratori in Italia, le dichiarazioni sono immediate e categoriche», mentre «quando invece si tratta di prendere le distanze da realtà che da anni suscitano preoccupazioni e contestazioni sul piano democratico, prevalgono ambiguità, reticenze e silenzi». Da qui la richiesta pubblica del Pd a FdI e Lega perché dicano «pubblicamente e senza equivoci» quale sia la loro posizione rispetto ad ogni forma di estremismo politico e quale rapporto intendano mantenere con chi si colloca in quell’area. «Esiste un limite politico e valoriale oltre il quale non è possibile costruire alcuna convergenza? Ad oggi non risulta una risposta chiara a questa domanda». Secondo il Pd è finito dunque il tempo dell’ambiguità. «E la credibilità di una coalizione si misura anche dalla capacità di affermare con nettezza ciò che è compatibile e ciò che non lo è con i valori democratici e costituzionali».

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