Lodi, insulti social misogini a Ferri: «Ferita come madre e politic

ODIO La consigliera comunale leghista ricorre alle vie legali: «I commenti aggressivi coinvolgono anche mia figlia»

Ha scelto la via legale perché «vittima di insulti social che hanno travalicato ogni limite». E che si configurano come «aggressioni alla sua dignità di donna e madre». E lo ha fatto in primis per tutelare «la serenità di sua figlia», a fronte di episodi in cui l’immagine della bambina, postata dalla madre sui social, è stata però ri-postata dal commentatore a seguito di attacchi alla mamma-consigliera. È la segreteria cittadina della Lega, per voce del segretario cittadino Eugenio Cerri, insieme alla diretta interessata e vittima di insulti via Facebook, ovvero Eleonora Ferri, capogruppo in aula delle Lega, a ricostruire la vicenda che intreccia politica e azioni legali, diventata materia di scontro politico e in particolare dell’attacco da parte del Partito Democratico.

Al centro c’è la scelta della consigliera Ferri di ricorrere alle vie legali, tramite procedure di risarcimento del danno, con l’intento di mettere un freno a una serie di commenti ritenuti aggressivi e denigratori, che hanno coinvolto anche la figlia tramite appunto la ri-pubblicazione di immagini prese dal suo profilo social, sulla piattaforma Facebook. La stessa consigliera aveva già annunciato nell’aula consiliare del Broletto che avrebbe fatto ricorso alle vie legali nei confronti di questo «odio», che si era già manifestato in passato dalla stessa persona, e che l’aveva già portata a far partire delle diffide. Attorno alla consigliera e capogruppo, la Lega fa quadrato, a fronte di episodi giudicati gravi e di una strumentalizzazione politica giudicata «scandalosa» da parte del Partito Democratico, che aveva invocato coerenza nel centrodestra, facendo riferimento alle pesanti critiche arrivate dalle opposizioni sulla scelta dell’ex assessore Scotti di ricorrere a procedure di mediazione civile per commenti social di cittadini, sempre via Facebook, giudicati diffamatori. «Il paragone con il caso Scotti è improprio, perché qui si tratta di gravi attacchi personali di natura misogina, non di questioni politiche - dice Cerri - : la consigliera Ferri è stata vittima di insulti sui social che hanno travalicato ogni limite, configurando aggressioni alla sua dignità di donna e di madre. La consigliera ha agito, come chiunque sarebbe stato legittimato a fare, per tutelare la propria dignità personale e, soprattutto, la serenità di sua figlia e per questo a lei va tutta la nostra solidarietà perché la politica è un’altra cosa».

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