Giuseppe Cruciani a Lodi: «Gli antifascisti di professione sono diventati i veri censori»
L’intervista Venerdì sera ospite di Lodi Liberale (sala dei Comuni) per presentare il suo ultimo libro
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La premessa è che «siamo tutti un po’ ipocriti ogni giorno...», perché «usiamo l’ipocrisia per campare meglio. Non diciamo tutto quello che pensiamo ogni secondo, perché altrimenti saremmo morti». Poi però «ci sono gli ipocriti seriali, quelli che predicano e razzolano male, quelli conclamati e di professione, gli intellettualmente disonesti». E allora non potrà che esserci l’ipocrisia in tutte le sue forme al centro della serata di oggi (alle 21 in via Fanfulla 14, alla sala dei Comuni della Provincia di Lodi), la 345esima dell’associazione Lodi Liberale, che vedrà come ospite il giornalista e conduttore radiofonico Giuseppe Cruciani per la presentazione del suo libro “Ipocriti. al linguaggio inclusivo all’occupazione Rai, dall’ossessione fascista al delirio femminista, dal perbenismo sinistroide al falso bigottismo. Quanto è lunga la lista del doppiopesismo e della doppia morale?” edito da Cairo Libri. Cruciani sarà ospite insieme a Gino Zavalani (Direttore editoriale di Esperia) e Riccardo Maria Bruno (Content creator e divulgatore).
Uno degli aspetti che prende in esame è quella che definisce ossessione fascista? Cosa intende?
«C’è un’ossessione di una parte della comunicazione sul pericolo fascista.
L’ipocrisia sta nel fatto che coloro che sono ossessionati dal fascismo, che ogni secondo pronunciano la parola fascista o vogliono farci credere che ci sia un pericolo fascista o una possibile torsione autoritaria del Paese, sono gli stessi che vogliono tappare la bocca a chi non la pensa come loro, cambiare il linguaggio o che se dici una cosa fuori dal mainstream pensano che sei razzista, omofobo, catastrofista o negazionista. E sono gli stessi che, durante il Covid, sostenevano che o ti vaccinavi o eri nemico della patria. Gli antifascisti di professione sono diventati quindi i censori».
A Lodi è stata inserita nel regolamento per la concessione delle sale comunali la clausola antifascista.
«Penso che sia qualcosa di totalmente inutile, che è servita solo per fare qualche titolo sui giornali e per mettersi la medaglie del “noi siamo fieramente antifascisti”, che è una cosa senza senso, ridicola e soprattutto fuori dal tempo».
Parla anche di “delirio femminista”, cosa intende?
«È rappresentato dal fatto che non ho visto questa grande mobilitazione in queste settimane sulla situazione delle donne in pericolo in Iran o in altri Paesi. Si vedono invece battaglie sul cosiddetto patriarcato che in Europa, e in particolare in Italia, è ormai, per fortuna, un residuo del passato, come si vedono battaglie sul cambiamento delle parole, le desinenze, il nome delle vie intestate alle donne, etc etc. Il delirio femminista è occuparsi di problemi ridicoli, che non interessano a nessuno, men che meno alle donne che lavorano, e tralasciare invece i problemi delle donne che vedono a rischio la loro sicurezza e la loro libertà».
Cos’ha contro il linguaggio inclusivo?
«È totalmente inutile, è una battagli di retroguardia fatta da gente che ha molto tempo libero e da borghesia intellettuale benestante, di sinistra e progressista, che ha sostituito le grandi battaglie del progressismo mondiale con queste battaglie per il cambiamento della lingua come se queste aprissero le porte ad altri tipi di cambiamento».
Nel programma la Zanzara, è ospite fisso un consigliere comunale di Lodi, il capogruppo Gianmario Invernizzi. Come l’ha conosciuto?
«Dai social: è un personaggio che ha i suoi estremismi, le sue idee ed è uno che si presta alla nostra arena di discussioni feroci e senza peli sulla lingua sull’universo mondo, dalla sicurezza al fascismo. Ha posizioni abbastanza chiare e dunque viene spesso a discutere, con la sua carica e la sua forza comunicativa e battagliera».
La cosa peggiore che le hanno detto in questi anni di trasmissione?
«Dipingerci come istigatori d’odio, ma per me sono tutte medaglie. Mi dicono “ospiti personaggi che dicono cose terribili o incivili”, ma io penso che la libertà di espressione vada tutelata anche all’estremo. E penso che non ci sia modo migliore per eliminare l’odio, se non ascoltarlo e confutarlo».
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