Per la prima volta la Russia parla di «guerra» all’Ucraina

Nella strage del Crocus Hill in molti hanno visto un terribile presagio, temendo la reazione d’impulso di Mosca. Il Cremlino ora prende tempo, dopo la cattura dei terroristi a 100 km dal confine ucraino, vagliando la matrice. Eppure un’escalation di recente c’è stata, ma nei tre giorni precedenti all’attentato. Sul campo ucraino, la Russia ha avviato un nuovo assetto ricorrendo ai bombardieri, intensificando i raid e mirando sistematicamente alle strutture di generazione di energia, anziché di distribuzione. Tanto che si registra un -20% di elettricità, con ripercussioni sulla logistica dei rifornimenti, oltre che militari, anche alimentari. Potrebbe essere il riscontro a un passaggio del discorso post-elettorale di Putin: fiaccare per avanzare ancora, precostituendo una “striscia di sicurezza” demilitarizzata. Il che incrocerebbe i cenni di Zelensky a una linea fortificata alle spalle e parallela a quella del fronte. In prospettiva: una terra di nessuno interposta come premessa a una soluzione “alla coreana”. Resterebbe l’ostacolo ai negoziati rappresentato da Zelensky stesso, compromesso com’è dalle promesse di vittoria e l’autodivieto a trattare. Ma superarlo non sarebbe impossibile, se si volesse. Allora perché Peskov, portavoce del Cremlino, ha parlato di guerra, dismettendo la formula della “operazione militare speciale”?

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