A memoria pare di rammentare che in una delle ultime rubriche del 2025 elogiavo la fiction Rai come l’unica possibile via d’uscita per il rinnovamento del cinema italiano. Se oggi sul grande schermo, non contando le dovute eccezioni e con tutti i distinguo possibili, si vede poco, la tv al contrario sembra essere viva. Soprattutto quando si parla di ascolti. E quando si discute (e produce) fiction (o film) di qualità, il pubblico risponde. Non poco. Infatti, il filotto quasi settimanale che è cominciato con “La preside” di Luca Miniero (chi ha fatto caso al giro di trasmissioni compiuto da Luisa Ranieri? Ho contato una delle sue presenze anche a “L’eredità”, gioco che mi piace poco. Ma questo è un altro discorso che riguarderà prima o poi i game show), proseguito con “Zvanì. Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli” di Giuseppe Piccioni, che è poi un film spacciato per fiction ed è la medesima cosa toccata a “Zamora” di e con Neri Marcorè. Per finire con “Don Matteo”. Insomma, da lunedì a giovedì, Raiuno ha allestito quasi un festival o per scendere un po’, una vera e propria rassegna. E non ho messo in elenco “Prima di noi”, in onda per 10 puntate la domenica. Quindi, con la serie di Daniele Lucchetti e Valia Santella, la striscia si allunga. Lasciando il venerdì e il sabato ai cosiddetti talent, Tali e Quali e The Voice Kids, veri e propri varietà mascherati. A ben vedere sotto sotto l’autorialità di queste trasmissioni, contenitori di generi del cosiddetto spettacolo dal vivo. Ad ogni modo un paio d’argomenti su cui tornare sono stati gettati sul tappeto mediatico delle immagini. Non vi è altro che starci a pensare per un po’ sopra.
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