«Il vino è anche cultura e tradizione, andrebbero approfondite di più»

SAN COLOMBANO Il presidente del Consorzio di San Colombano Diego Bassi

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«La cultura del vino, fuori dal bicchiere: è questo che meriterebbe di essere approfondito». Sono le parole del presidente del Consorzio vini doc di San Colombano, Diego Bassi che ci parla del vino come cultura e identità del territorio. A San Colombano, infatti, il vino non è soltanto una produzione agricola, ma un elemento profondamente legato alle origini. Impegnato a mantenere viva una tradizione che, negli ultimi decenni, ha subito importanti trasformazioni, il presidente Bassi dice: «Il lavoro della campagna e delle sue viti ha caratterizzato per molti anni il modus vivendi della nostra comunità. Negli anni Sessanta una pesante grandinata colpì duramente il territorio e molti contadini furono costretti a cercare lavoro a Milano. La viticoltura non è più rimasta un’attività prevalente, ma molti hanno continuato a lavorare la collina, anche come hobby». Il cambiamento non ha però cancellato il carattere agreste del territorio. Le colline continuano a rappresentare un elemento distintivo del paesaggio, anche se negli ultimi anni le aziende vitivinicole sono diminuite e una parte delle superfici collinari non viene più coltivata.«La nostra è una lotta quotidiana – sottolinea il presidente –. Anche se la realtà si è ridotta, portiamo avanti la produzione e la commercializzazione del vino, ma soprattutto la sua cultura». Una cultura che, secondo Bassi, deve andare oltre ciò che si trova nel bicchiere. «Quello che spesso manca è raccontare cosa c’è fuori dal bicchiere: le vigne, il lavoro, i sacrifici, la produzione e le persone. Il vino va visto anche sotto un aspetto culturale. Bere significa anche conoscere tutto il mondo che c’è intorno al vino». È importante fare vino buono e venderlo, ma bisogna accompagnarlo con un racconto culturale che permetta al consumatore di conoscere il vino come prodotto di un territorio e di una tradizione, spiega. Tra i simboli della produzione locale c’è la Verdea, vitigno autoctono di San Colombano. «Sto portando avanti la battaglia perché possa diventare la base per una denominazione bianca di San Colombano, accanto allo Chardonnay e al Pinot Nero». Il vino rappresenta inoltre un’importante attrattiva turistica. La Festa dell’uva di settembre, ad esempio, offre l’occasione per far conoscere ai visitatori le produzioni locali e il territorio, creando un legame tra vino, paesaggio, tradizioni e gastronomia.

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