Alla riscoperta delle “scumagne”, soprannomi dei tempi andati
La curiosità Gli appellativi che affondano le radici nella pianura rurale, spesso tramandati per generazioni
Lettura 1 min.Una caratteristica tipica dei nostri paesi di campagna, almeno fino agli anni 70, era quella dei “soprannomi” in dialetto locale “scumagne” che di fatto identificavano i personaggi del paese conosciuti solo con questo appellativo, cioè il soprannome dialettale che portavano a volte da generazioni “passandolo” da padre a figlio. Del resto, un detto popolare dialettale recita: “Nei paisi di campagna pochi i ghan un num ma tutti una scumagna”; cioè, “nei paesi di campagna tutti hanno un soprannome con cui sono conosciuti”. Di certo la situazione non era diversa a San Zenone Po, paese natale del giornalista e scrittore Gianni Brera, dove tutti avevano una scumagna e forse proprio da queste radici padano-contadine nascono i famosi soprannomi di Brera dati ai grandi interpreti del mondo del calcio, tra cui ricordiamo “ Abatino ” Gianni Rivera, “Rombo di Tuono” Gigi Riva, “Bonimba” Roberto Boninsegna, ma potremmo continuare per altri cento personaggi ed altrettante scumagne che hanno travalicato i tempi diventando immortali. Tra i tanti anche due lodigiani: Giovanni Lodetti di Caselle Lurani detto “Basleta” per il mento pronunciato e Gianpiero Marini detto “Pinna d’oro” per via dei piedi lunghi.
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