Un bed & breakfast dietro l’omicidio del prof

Forse il 77enne si era rivolto ai due indagati

per l’omicidio per avviare un progetto

imprenditoriale

Spunta un bed and breakfast nelle indagini sul movente dell’omicidio del professore milanese Adriano Manesco, gettato in un cassonetto di via Gandini a Lodi la sera del 7 agosto scorso dai piacentini G.C. e P.G.

I due indagati avrebbero riferito infatti agli investigatori che era un progetto del professore assassinato quello di aprire nella sua casa di via Settembrini a Milano, dove poi è stato ucciso, un bed and breakfast e per questo aveva chiesto l’aiuto dei due trentenni.

Questi avrebbero anche trovato un modo per evitare che il 77enne perdesse la pensione, aprendo una cassetta postale in una casa di via Del Capitolo a Piacenza e facendola figurare come una sua residenza. A questo indirizzo i due giovani si erano fatti spedire anche una carta di credito intestata a Manesco, di cui l’ex professore di estetica in pensione era perfettamente a conoscenza.

Fra le parti, insomma, ci sarebbe stato una sorta di accordo per l’avvio di una attività imprenditoriale.

Su questo ora gli investigatori della procura di Milano, che hanno ricevuto gli atti da Piacenza dopo l’interrogatorio dei due arrestati, stanno indagando per capire quale sia stato il movente di quel macabro omicidio. Le ipotesi al vaglio sono sostanzialmente due: o la storia di quell’accordo è fondata, e allora qualcosa potrebbe essere andato storto, oppure tutta l’operazione della carta di credito è stata fatta all’oscuro del professore e così, quando questo ne è venuto a conoscenza, sarebbe nato il diverbio poi sfociato nel delitto.

Ma al momento, appunto, si tratta solo di ipotesi.

Per fare luce su questa presunta “trattativa” in corso per l’apertura di un bed and breakfast sono anche stati sequestrati i computer degli indagati.

Ma c’è anche un altro aspetto di tutta questa vicenda che deve ancora essere chiarito dalle indagini. Ovvero come hanno fatto i due piacentini sospettati del delitto ad arrivare fino a Lodi dopo la mattanza di via Settembrini.

Inizialmente G.V. aveva detto di aver preso un taxi. Ma di una corsa da Milano alla stazione di Lodi al momento non è stata trovata traccia. Resta quindi aperta l’ipotesi di uno o più complici. Alle 22.30, invece, le telecamere della stazione li hanno inquadrati quando sono entrati nello scalo e hanno preso i biglietti per tornare a Piacenza. Erano tranquilli e non hanno destare nessun sospetto nei passanti.

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