Una data “simbolo” e quel futuro visto da George Orwell
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Una data “simbolo” e quel futuro visto da George Orwell

Una nuova traduzione di “Millenovecentottantaquattro” curata da Tommaso Pincio

George Orwell muore il 21 gennaio del 1950 e per pochi mesi non ha ancora compiuto 46 anni. Ha già scritto reportage divenuti famosi e romanzi consegnati al culto come “Omaggio alla Catalogna” e “La fattoria degli animali”. Ma non sa che il romanzo che ha appena terminato, pubblicato postuma circa un anno dopo la sua scomparsa, lo consegnerà alla leggenda della letteratura mondiale, a cominciare dal titolo: “Millenovecentottanquattro”. Scritto proprio così e non “1984” come tramandato dalla prima traduzione dell’anglista e melomane Gabriele Baldini. Un altro numero ed è il 70 che però contrassegna l’attuale renaissance editoriale, tutta italiana, che ammanta l’intera opera dello scrittore inglese che – e val ben rammentarlo – si chiamava in realtà: Eric Arthur Blair. Ciò è importante per capire uno dei tanti piani di lettura che si sovrappongono nel romanzo ben evidenziati nella preziosa e per certi versi atipica introduzione, che apre la nuova traduzione per Sellerio, di uno scrittore anch’egli conosciuto con uno pseudonimo: Tommaso Pincio. Insomma, sembra stabilirsi un qualcosa di confidenziale tra il tradotto e il traduttore. Non è un corpo a corpo, né un transfert temporale, tantomeno psicanalitico. Ma è qualcosa di più intimo che solo la letteratura intesa come veicolo di comunicazione, di capacità di organizzare una lingua e un linguaggio nuovo, può consentire. E “Millenovecentottantaquattro” è uno di quei libri che consegna al lettore la consapevolezza di trovarsi di fronte a un qualcosa mai avvertito prima. Anche se la stratificazione degli anni e la successione degli accadimenti ne ha come dire un po’ reso polverosa la trama. D’altronde, Orwell ha dato come dire una lingua alla comprensione e a ciò che si cela dietro comportamenti e linguaggi cari a dittature e totalitarismi. Ovviamente, la medesima data intendeva proiettare la vicenda in un futuro prossimo per il tempo di Orwell e che ahilui, oltre ad essere sorpassatissimo, è stato reso quasi consustanziale alla vita medesima. Tanto che il “Grande Fratello” è diventato il format di un reality. Più interessante però è il perenne stato di guerra in cui versa il mondo che, nemmeno le grandi aeree in cui la Terra è divisa, riesce a debellare.


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