Minà svela i segreti del “suo” Cassius Clay

Il fragore globale e mediatico scatenato dalla morte di Cassius Clay Muhammad Ali ha suscitato non solo un’onda emotiva planetaria senza precedenti, ma ha dato la stura, anche qui in Italia, a tutta una ridda di editoriali, articoli, riflessioni sulla capacità del campione sportivo di andare al di là dei tanti campionati del mondo vinti, dello stile pugilistico, dei combattimenti leggendari, delle Olimpiadi vinte e delle medaglie buttate via e di continuare, anche dopo aver abbandonato i guantoni, la sua personale battaglia di conquista dei diritti civili sia per i neri americani sia per gli oppressi del mondo. Un libro racconta tutto questo: uscito nel 2014 merita un ripescaggio e a scriverlo, in un arco temporale di più di 40 anni, è stato Gianni Minà, uno dei pochi giornalisti che poteva dire di essergli vero amico. E Il mio Ali, senza infingimenti, fa immergere il lettore nella cruda realtà di un mito come quello del pugile invincibile, dell’abile gestore della propria immagine e dell’uomo pronto sempre a dir di no anche allo Stato più potente del mondo.

Gianni MinàIl mio AliRizzoli Editore-Rai Eri, Milano Roma 2014, pp. 448, 18 euro


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