“La città di domani”, se il futuro urbano corre attraverso le reti

“La città di domani”, se il futuro urbano corre attraverso le reti

La città è stata sempre croce e delizia di artisti come di architetti.

La città è stata sempre croce e delizia di artisti come di architetti. Trattati teorici e piani urbanistici ideali hanno affascinato gli uomini di cultura per secoli, e le biblioteche di tutto il mondo conservano gelosamente traccia di tale imponente documentazione. Per non parlare, restando all’oggi, degli amministratori. Infatti c’è di che far tremare le vene dei polsi a governare non solo le moderne metropoli globali, ma anche una piccola cittadina capoluogo di provincia. Dopotutto, bisogna essere chiari che le aggregazioni urbane e cittadine sono state sempre e sin dalla loro comparsa una decina di migliaia di anni fa i luoghi dell’innovazione e dell’invenzione. Non c’è stata sperimentazione sociologica che la città non abbia consentito di sviluppare, creando, pur con tutte le contraddizioni del caso, l’odierna società contemporanea, sempre più bisognosa di sicurezza e interrelazione tra le attività quotidiane di ogni singola esistenza.

Questo è l’assunto dal quale si muove come un sismografo Carlo Ratti, chiamato con Matthew Claudel a registrare tutti i movimenti de La città di domani. L’architetto e urbanista torinese, attivo al Mit di Boston, e professionista in proprio, ha prima teorizzato un’architettura Open source (altro titolo celebre uscito per Vele Einaudi) e ora si occupa di Come le reti stanno cambiando il futuro urbano, sottotitolo di quest’ultimo libro, uscito sempre per la casa editrice di Via Biancamano. La sfida, avventurosissima e piena di incognite, non sfugge a Ratti, che anzi la raccoglie e la fa sua storicizzandola all’interno di una griglia interpretativa che unisce Le Corbusier agli algoritmi che regolano i “device” tecnologici di nuova generazione (dagli smartphone ai più sofisticati wireless), e i filosofi dei new media ai big data dei grandi colossi dell’informatica.

Questo contesto può apparire spostato in un prossimo e per quanto ravvicinato futuro, legato ancora ad un immaginario letterario e cinematografico (le anticipazioni dettate dalla fantascienza hanno fatto scuola, se non tendenza) quando in realtà è già attivo nel presente e tende ad essere sempre più onnipresente, sebbene correttivi di collaborazione condivisa e partecipativa rendano oggi questi mezzi meno pervasivi e più integrati.

Carlo Ratti - Matthew Claudel
La città di domani. Come le reti stanno cambiando il futuro urbano
Einaudi, Torino 2018, pp. 116, €15


© RIPRODUZIONE RISERVATA