Finanza malata e crisi europea secondo Soros

George Soros, il finanziere e filantropo d’origine ungherese, già allievo di Popper e seguace eterodosso della sua teoria della “società aperta”, gestore di fondi monetari ingentissimi come il Quantum, sostenitore di artisti e intellettuali, speculatore per certi versi anche raffinato capace grazie e sono parole sue “senza pentimenti” di sfruttare le informazioni che girano nell’infomedia e stabilire di attaccare le monete di paesi anche grandi come fece nel 1992 con la lira, ha ricevuto nei giorni scorsi a Udine il Premio Tiziano

Terzani Festival vicino/lontano per le lucide analisi contenute nel suo ultimo libro: La crisi globale e l’instabilità finanziaria europea. Un premio che ha fatto molto discutere e solo grazie alla capacità diplomatica di Angela Terzani, moglie del celebre scrittore e inviato, unita peraltro a una fermezza non comune, non è diventato pretesto di ulteriore e strumentali polemiche. Qualche forza politica antagonista, però, ha manifestato davanti al luogo della consegna del premio il proprio dissenso. Ma è il libro la chiave di volta per comprendere la fredda e geniale posizione di Soros davanti alla crisi globale finanziaria, anche se le sue preoccupazioni sono per lo più rivolte all’Europa. Mai dimenticata e oggi sempre più amata dall’anziano bucaniere delle Borse di mezzo mondo. E con il libro le sue parole raccolte per l’occasione: «Da tempo mi occupo e preoccupo d’Europa; d’altronde lo stesso euro sta partecipando alla distruzione dell’Europa. All’inizio gli Stati sembravano tutti eguali, pareva una condivisione della mia visione di società aperta, ma pian pianino è venuta a galla la differenza tra paesi creditori e paesi deboli. In tale prospettiva, la stessa Italia non riesce più a determinare la propria politica al pari della ingestibilità interna della stessa». L’aver colto un passaggio cruciale nazionale non gli consente di guardare più in là. Almeno in apparenza: «Siamo in una situazione molto lontana dal l’equilibrio; non sono in grado di prevedere il futuro, sono sì in grado di vedere il mercato azionario ma non posso svelare le cose». Una reticenza avvertita anche nella pagine del libro che in alcuni punti utilizza linguaggi e gergalità da iniziati all’economia. Più affascinante e comprensibile l’eco riprodotto dalle sue parole quando risponde che «la crisi dell’euro è cominciata come crisi iniziata fin dal suo concepimento; i difetti dell’euro prima non erano riconosciuti, pienamente riconosciuti dagli stati». Questione nodale anche soggetta a critiche di non poco conto che lo riguardano da vicino: «La crisi non è degli speculatori ma sono le norme dei governi a renderla possibili speculatori come messaggeri di cattive notizie». E aggiunge in prospettiva storica che già aveva «una previsione simile nel 2000 sul capitalismo globale che sta continuando ad andare avanti nella sua opera - e che in fin dei conti può preveder molte cose ma poi non è detto che accadano». Come detto in alcune pagine s’evoca Popper e una delle domande da porre è: la crisi economica può essere l’estrema propaggine della crisi del sistema filosofico occidentale? «Condivido che la crisi è profonda; la mia fede in una società aperta potrebbe indurmi a scrivere un nuovo libro ma non credo che si prefiguri l’iniziò della fine dell’Europa come continente. Tutti devono fare il possibile per invertire la tendenza e tornare ad essere un importantissimo attore sulla scena globale”.

George Soros, La crisi globale e l’instabilità finanziaria europeaHoepli, Milano 2013pp. 182, 20 euro

© RIPRODUZIONE RISERVATA