La spaccatura del Paese e la “sfida” di Conte

Una partecipazione così alta al voto referendario (58,9 per cento) non era attesa e ha stupito gli stessi sondaggisti. Eravamo rassegnati a un costante calo dell’affluenza e invece a invertire il trend sono stati anche gli elettori selettivi, quelli che decidono se recarsi o meno alle urne di volta in volta, in base alle singole istanze e al loro grado di coinvolgimento. Evidentemente la politicizzazione di un referendum tecnico ha avuto un formidabile effetto di mobilitazione. Colpisce poi la distribuzione territoriale del voto. In Lombardia, Veneto e Friuli vince il Sì, a eccezione di grandi centri urbani, Milano in testa.In tutte le province piemontesi vince il Sì, a eccezione di Torino. Vince il Sì anche a Piacenza, considerata la provincia emiliana più simile alla Lombardia. Il Sì vince anche in altre parti d’Italia, ma è un dato meno significativo.

Il vero aspetto su cui riflettere è rappresentato dall’indicazione del voto nelle regioni del Nord, che evidenziano una netta spaccatura con il resto del Paese. Per il centrodestra di governo la battuta d’arresto è pesante e segnala che i partiti che sostengono l’esecutivo non sono stati in grado di coinvolgere a pieno il proprio elettorato e di portarlo alle urne: altrimenti non si spiegano casi, come la Sicilia, dove il centrodestra alle politiche è maggioranza, ma in questo referendum ha stravinto il No. Inoltre probabilmente anche qualche uscita maldestra di alcuni personaggi di governo non ha pagato e, anzi, ha avvantaggiato il fronte del No che ha avuto gioco facile - e intelligenza strategica - a rappresentare un quadro di attacco alla Costituzione. Ora Meloni è davanti a un bivio: proseguire l’azione di governo come se niente fosse o epurare ministri, sottosegretari e funzionari che in queste ultime settimane non hanno brillato o sono al centro di vicenda assai torbide. La stagione delle riforme può dirsi conclusa, ma un conto è vivacchiare fino al termine della legislatura, un conto è imprimere una forte svolta innovatrice.

Il centrosinistra gongola. Ha dimostrato una capacità di attivazione del proprio popolo ben superiore a quella del centrodestra. Certo, ora occorre capitalizzare, soprattutto a sinistra, dove si è già aperta la gara per la leadership tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, con il segretario Cgil Landini che si intesta parte dei meriti della vittoria. Il primo a uscire allo scoperto è stato Conte, quello con le maggiori ambizioni di governo nel caso vincesse il centrosinistra e che, consapevole di un rapporto minoritario dei 5 Stelle rispetto al Pd, lancia l’idea delle primarie del campo largo. Talvolta, chi parte prima, anche se non è il favorito, alla fine è il vincitore.

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