L’impennata dei contagi Covid spegne il Natale e il Capodanno dei ristoratori nel Lodigiano

L’impennata dei contagi Covid spegne il Natale e il Capodanno dei ristoratori nel Lodigiano

Prenotazioni giù, disdette a raffica, gli operatori prevedono di lavorare al 30-50%

La risalita dei contagi e le quarantene spengono il Natale e il Capodanno dei ristoratori. Prenotazioni giù, disdette a raffica, lavoro sotto del 50-70 per cento: la fine dell’anno porta brutte novità per il settore, che aveva già iniziato l’anno penalizzato dalle chiusure. E il timore è che tutto gennaio e febbraio possano continuare con questa fuga da ristoranti, pizzerie e trattorie.

«È una situazione drammatica – non usa mezzi termini Alessandro Ferrandi , titolare della Coldana di Lodi e referente di categoria per Confartigianato della provincia di Lodi -. Abbiamo avuto tantissime disdette, personalmente 150 in questi giorni. Le prenotazioni sono dimezzate rispetto al 2019, e nelle ultime settimane siamo al 70 per cento in meno. Natale e Santo Stefano sono stati falcidiati, Capodanno un po’ meno per ora. Soprattutto il timore è che questa tendenza vada avanti per un periodo lungo e che tra un mese ci si ritrovi a prenotazioni zero. Noi abbiamo riattivato i servizi di delivery, e nei prossimi giorni riprenderemo a lanciarli. Vediamo quanto si protrarrà questa situazione, ma ci aspettiamo interventi strutturali per incentivare la ripartenza, abbassando per il 2022 il carico fiscale, diretto o indiretto, tramite una riduzione dell’Iva, e riattivando la cassa integrazione agevolata». Tutti i ristoratori confermano la situazione difficile. «Le disdette sono cominciate già a metà dicembre, e per le feste sono state tantissime sia per noi sia per altri colleghi che abbiamo sentito – dice Amalia Nichetti del Gaffurio di Lodi -. Noi abbiamo retto, ma la situazione è complicata». Tutti i locali dal 20 al 24 hanno visto fioccare rinunce e disdette, alcuni per casi oggettivi di positività o quarantena, che a cascata hanno bloccato interi nuclei familiari o aziende, altri semplicemente per il timore della risalita dei contagi.

Le associazioni di categoria non possono che confermare il momento difficile. «È stato un anno disgraziato, iniziato con le chiusure e finito con poco lavoro – spiega Isacco Galuzzi , segretario Confcommercio Lodi e provincia -. L’impatto della nuova criticità sanitaria è elevatissimo per certi comparti, e la ristorazione soffre tantissimo. Tutti cercano di far fronte come possono, alcuni hanno rivisto i programmi e le offerte, anche per buon senso visto l’evolversi della situazione. Vediamo quanto durerà questa situazione, è indubbio che qualche meccanismo compensativo debba essere messo in atto: ce lo aspettiamo immediato per le discoteche, chiuse per decreto, ci aspettiamo una riflessione anche per la ristorazione».

D’altronde la situazione epidemiologica non lascia grandi speranze di ripresa nell’immediato. «Non sono solo i cenoni, ma tutta la filiera dei pranzi e degli eventi aziendali si è fermata – commenta Vittorio Codeluppi di Asvicom -. Non si tratta solo di un momento eccezionale, ma anche di un timore diffuso tra la gente. E questo può avere conseguenze anche di lungo periodo, interrompendo quella voglia di ripresa che si era percepita a partire dall’estate. Qualche misura in campo c’è, ma a gennaio bisognerà monitorare la situazione con estrema attenzione». Proprio oggi scadono i termini per la presentazione della domanda del contributo perequativo (contributi commisurati al peggioramento del risultato economico 2020 sul 2019).


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