Laurie Anderson alla Triennale: “Republic of Love” conquista Milano
IL CONCERTO È stato un rito sciamanico d’avanguardia
Lettura 1 min.Milano
Non è stato un solo un concerto, ma un sorta di rito sciamanico d’avanguardia. Venerdì scorso, il giardino della Triennale di Milano ha abbracciato Laurie Anderson per il suo - già in prevendita sold out - Republic of Love, stavolta gestito in solo e non con i Sexmob. Per loro ci sarà tempo in luglio a New York e altre date per il tour in USA. L’artista, pioniera della musica d’avanguardia, ha ammaliato il pubblico cosmopolita e cerebrale che da qualche anno frequenta gli spazi del Palazzo dell’Arte, trasformando il palco in uno luogo sospeso tra riflessione politica, poesia e pura sperimentazione sonora.
Accompagnata dai violini elettrici, dai filtri vocali che ne modificano l’età e il genere, e da una trama visiva, Laurie Anderson ha esplorato il concetto di “repubblica dell’amore” non come utopia romantica, ma come forza di resistenza e accoglienza in tempi bui. La corona amicale di poeti, musicisti, scrittori, ha evocato a un certo punto anche Lou Reed, marito e compagno d’arte, contrappuntava gli orrori di oggi.La sorpresa della serata è stata la scelta di alternare alla lingua natale il canto e recitato in italiano, collocando così la performance nel genius loci della Triennale. Straordinaria la dizione con cui Anderson ha volto in versi in italiano e attivato, con alcuni dei suoi flussi di coscienza e dei suoi testi più intimi, un ponte di pura emozione con il pubblico. Tra tecnologia d’avanguardia e la semplicità di un racconto che poteva essere dipanato attorno ad un ancestrale falò, Laurie Anderson ha dimostrato, ancora una volta, che l’arte non ha confini linguistici né generazionali e che quando c’è poesia anche Dante può convivere con John Cage.
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