I meccanismi della televisione
Il teatro alla Scala: la “prima” resta un esempio di qualità in televisione

I meccanismi della televisione

TELEKOMMANDO Il piccolo schermo non è ancora stato soppiantato dagli altri mezzi

A Natale tutti dovrebbero essere più buoni. Così recita il celebre adagio e forse sotto sotto c’è anche molto di vero in questi rapidi ed infiniti luoghi comuni che albergano nei comportamenti delle persone. Da che mondo è mondo. Lo stesso si potrebbe dire questo giorno per la televisione. Questa scatola magicamente animata e parlante che ci fa compagnia ormai da troppi anni e che nessun social media più o meno avanzato ha ancora buttato giù dal piedistallo della comunicazione. Semmai il tentativo più prossimo non è stato scavalcarlo, soppiantarlo nei contenuti e negli “effetti speciali”, per lo più partecipativi. Semmai il tentativo più riuscito è stato quello dell’ibridazione. Attuato facendo leva sulla stessa caratteristica della televisione capace di attrarre nella sua sfera creativa più generi: non inventando niente, allo stesso tempo inventandone nuovi. Queste sono contraddizioni talmente evidenti che si possono constatare guardando i più disparati programmi: da quelli più colti (pensieri prossimi si possono avere tenendo a mente due spettacoli come la ripresa del Macbeth scaligero o del cineteatro televisivo dell’edoardiano Sabato domenica e lunedì) a quelli più smaccatamente leggeri e di intrattenimento (qui i casi sono molti e vanno dai game-show ai talent e ai reality) che comportano però rispetto ai primi ragionamenti molto complessi. Pertanto teniamoci stretto il mezzo, sul fine dunque si può discutere sui programmi e forse non vale la pena oggi fare classifiche e spiattellare preferenze che nel bene o nel male, piaciute o meno, sono state dette. Talvolta pure troppo ripetute. Ecco: troppo. Questa è la tv. Oggi.


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