Con i Mondiali di calcio si affaccia alla tv una nuova forma di intrattenimento

TELEKOMMANDO La rubrica di Fabio Francione

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Finalmente potrebbe dire qualcuno, specialmente chi malato di calcio non vedeva l’ora di tornare a vederlo giocato e non solo parlato, per di più chiacchierato come sta avvenendo da circa una quindicina di giorni sulle due squadre più titolate e iconiche d’Italia: Milan e Juventus, escluse dai posti d’accesso alla Champions League e soggette a profonde trasformazioni negli organi societari. Mentre dei giocatori sembra nessuno più ne parli, se non che con l’inizio dei Mondiali (la prima partita è stata un po’ noiosa, cioè quella inaugurale tra Messico e Sudafrica nel leggendario tempio sportivo dello Stadio Atzeca che vide la partita del secolo e quanto ho amato il gol di Rivera alla Germania) improvvisamente ci si è accorti che le due squadre di Milano e Torino hanno nei rispettivi organici molti giocatori che stanno partecipando al torneo. Il Milan addirittura ne ha 10. Eppure. Lasciamo andare via l’eventuale commento, perché vale la pena di più vedere come da anni i Mondiali di Calcio, indipendentemente dalla loro collocazione geografia (e faccio finta di non sapere la geopolitica tripartita di questo tra Stati Uniti a dirigere i giochi e i “satelliti” Canada e Messico ad assecondare il gigante americano, con tutto quello che ne consegue tra cronaca e opinione), pare che nulla sia cambiato. A cominciare dai modi di comunicare: dai commenti alle telecronache. Complice il fuso orario e le partite da vedere anche a ore improbabili ha consentito alla Rai di rivoluzionare i propri palinsesti. Pur non avendo la possibilità di trasmettere tutte le partite. Ciò è andato a esclusivo appannaggio di Dazn. La missione riservata all’emittente pubblica e di servizio è quella di coprire in qualsiasi modo la manifestazione. Ci sta riuscendo? È presto per dirlo, ma qualcosa già s’intravede e ciò che si può dire che forse un nuovo genere si è affacciato alla tv italiana quello dell’intrattenimento sportivo, lo “sportainment”. Chissà che non prenda piede.

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