Casale, il giovane Faliva
insegue il sogno di Mandela

In libreria il suo romanzo intitolato “Quel giorno che conobbi Nelson”

Casale, il giovane Faliva insegue il sogno di Mandela
Andrea Faliva

“Il bel giorno che conobbi Nelson”. S’intitola così il libro di Andrea Faliva, giovane di Casale che ha compiuto 23 anni il 31 luglio. Studente di giurisprudenza alla Bicocca di Milano, Faliva è anche il referente del progetto scuola per Admo Lodi, e collabora con il settimanale di calcio «Sprint e sport». Tanti impegni e passioni che si ritrovano poi in qualche modo nel libro, edito da Dialoghi edizioni di Viterbo, in liberia dal 20 luglio.

«Due anni fa, mentre andavo all’università - racconta -, ho deciso di scrivere questo racconto, volevo parlare della piaga sociale del razzismo, molto presente, secondo me, soprattutto sul web. Ho voluto associare il bullismo normale, a quello a sfondo razziale. Io che sono a contatto con i bimbi facendo l’allenatore ho capito che quello deriso e denigrato, è sempre il diverso. Lo straniero viene visto come il diverso e assume il volto del nemico. Nel contesto attuale in cui viviamo, i politici tendono a individuare il nemico come lo straniero e i genitori possono associare agli stranieri la figura del cattivo che minaccia i valori della cultura occidentale. Quindi partendo dalla storia di questo bambino che si chiama Momo ed è arrivato da poco in Italia, cerco di far capire come la scuola e lo sport siano le strategie primarie per garantire l’inserimento dei bambini. Spesso, a scuola, ci sono insegnanti ad hoc per insegnare l’italiano agli stranieri, poi ci sono gli psicologi. Io ho pensato che potrebbe esserci un modello più coinvolgente, come quello di fermare per una settimana il programma istituzionale, in classe, e raccontare la storia di Nelson Mandela che ha vinto il razzismo».

Secondo Faliva, i principi dell’uguaglianza non si possono comunicare con la violenza o con le note sul diario. «L’unica modalità - dice Faliva - è convincere i bambini, attraverso fiabe e racconti, visto che i bambini piccoli sono il risultato di quello che sentono in casa o percepiscono dal web».

Il padre del suo protagonista arriva dal Senegal, con un viaggio di fortuna, attraversando il mare. «Per me non è un migrante - dice il giovane scrittore -, ma un uomo e basta. Una volta che si sistema, con la casa e il lavoro, riesce a portare la sua famiglia in Italia; Momo, che all’inizio viene bullizzato e quindi sente nostalgia per l’Africa, riesce a inserirsi nel contesto sportivo e inizia a sentirsi accettato e ad appassionarsi anche alla scuola che prima, in seguito agli atti di bullismo, odiava. Si appassiona talmente che si laurea, diventa uno dei primi avvocati neri, fonda un’associazione per assistere gli emarginati. Per risolvere i problemi di bullismo tra i banchi, non servono gli psicologi, basta prendere ad esempio Nelson Mandela. E Nelson diventa per Momo il suo mito».

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