IN FUGA DAI TALEBANI I profughi dell’Afghanistan sono arrivati nel Lodigiano. Li abbiamo incontrati

Accolti a San Martino in Strada, Salerano, Casaletto e Maccastorna

IN FUGA DAI TALEBANI I profughi dell’Afghanistan sono arrivati nel Lodigiano. Li abbiamo incontrati
Il sindaco di San Martino Andrea Torza e il parroco don Davide Chioda con il capofamiglia arrivato in paese (di spalle) e l'operatore del Consorzio Servizi alla Persona

Ha preso il via concretamente nei comuni del Centro Lodigiano il progetto d’accoglienza dei profughi afghani. Dopo la firma del protocollo avvenuta nei mesi scorsi a seguito degli incontri tra prefetto, sindaci e Azienda speciale consortile (l’ex Consorzio servizi alla persona), tra il mattino e il pomeriggio di ieri a San Martino, Casaletto e Salerano, e nella Bassa a Maccastorna, sono giunti i primi nuclei familiari. Proprio a San Martino si è chiusa la giornata, con una giovane coppia, di 28 e 25 anni, con i figli di 8 e 3, accolta dal sindaco Andrea Torza e dal parroco don Davide Chioda. Gli ospiti sono stati accompagnati, insieme al mediatore culturale e al personale del Consorzio, in un appartamento comunale, di via Vittorio Emanuele II. «Non siete soli» ha subito affermato il primo cittadino durante il breve colloquio avuto con la coppia. «In paese abbiamo una lunga tradizione per quanto riguarda l’accoglienza, a partire già dal 1991 con i primi profughi albanesi - ha aggiunto a margine dell’incontro -. Contattati dal prefetto non ci siamo tirati indietro, sono nuclei familiari in difficoltà, con figli minori. Impossibile girarsi dall’altra parte. In paese poi un altro appartamento sarà messo a disposizione dalla parrocchia, facendo arrivare a dieci il numero di persone ospitate. Sono sicuro che la popolazione li accoglierà al meglio». Il protocollo prevede un periodo di alcuni mesi d’ospitalità, rinnovabile sino alla prima metà del 2022.

A Casaletto invece, nella frazione Mairano, a essere accolto è un nucleo composto da papà, mamma, bambina di soli 2 anni e lo zio.

«Ad accoglierli c’eravamo noi amministratori, gli insegnanti della scuola materna, la Protezione civile, don Emanuele Brusati, associazioni e anche alcuni cittadini – ricorda il sindaco Nathalie Sitzia -. Ieri (giovedì, ndr) si era tenuto un incontro con un mediatore che ha raccontato la storia e la situazione che si sta vivendo nel Paese. Eravamo emozionati noi e molto felici loro, ci hanno già chiesto di poter fare un corso di italiano». Ora la lingua dominante per comunicare, per chi la conosce, è l’inglese. Ma i sorrisi non mancano.

A Salerano il progetto d’accoglienza è stato intitolato alla memoria di Gigi Cinquanta, come ricordato anche dalla targa affissa fuori dall’abitazione di via Lombardia. «Tutti non vedevamo l’ora di accoglierli - commenta la sindaca Stefania Marcolin -. Il nostro nucleo familiare è composto da mamma, papà e due figli di 3 e 7 anni. Erano tutti molto riconoscenti e noi, presenti con il vicesindaco e il servizio sociale, eravamo emozionati come loro. La casa era pronta già da due settimane e tutti, associazioni, parrocchia, la famiglia di Cinquanta e i Lavoratori Credenti chiedevano quando sarebbe arrivato il momento con impazienza». Restano ora da collocare quindi tra Castelnuovo, Pieve Fissiraga e ancora San Martino, come già annunciato, tre nuclei familiari e due adulti per un totale di 17 persone.

© RIPRODUZIONE RISERVATA