La vicenda dell’imam espulso a Lodi riaccende i riflettori sulla moschea abusiva
Il centro di via Po, anche luogo di culto nonostante la mancanza delle necessarie autorizzazioni urbanistiche (archivio)

La vicenda dell’imam espulso a Lodi riaccende i riflettori sulla moschea abusiva

La struttura si trova nei locali di un ex negozio in un condominio di via Po al Revellino

Il caso dell’ex imam di Lodi Abdelatiff Jalissi espulso dall’Italia per decreto del prefetto Giuseppe Montella in seguito a una condanna per maltrattamenti in famiglia riaccende i riflettori sulla moschea (abusiva) dimenticata da tutti in via Po, al quartiere Revellino, proprio di fronte al centro della Canottieri. Dalla vicenda tutti stanno alla larga, e si sa ben poco. Ma l’ammissione della prefettura di Lodi che il 40enne espulso avesse ricoperto fino ad aprile 2021 il ruolo di imam lascia intendere che gli ambienti dell’ex negozio al piano terra di un palazzo condominiale siano stati usati e forse lo siano ancora come luogo di preghiera. Del resto, negli ambienti islamici non sembra una sorpresa. Dal centro culturale islamico Moschea Al Fath di via Lodivecchio, prendono subito le distanze: «Non c’entra nulla e non ha mai c’entrato nulla con noi, è dell’altra moschea».

Dunque, oltre al centro di via Lodivecchio, riconosciuto e ufficiale, è evidente che in via Po si continui a pregare, in quella commistione tra luoghi di culto e centri culturali che ha segnato la nascita delle tante moschee abusive nel Nord Italia, e anche nel Lodigiano, in scia alla libertà di culto e di professarlo ovunque si voglia. Per ritrovare l’interessamento concreto di un’amministrazione comunale, bisogna tornare al 2009, quando l’allora sindaco Lorenzo Guerini aveva detto a chiare lettere che in quegli ambienti un luogo di culto non poteva starci per l’assenza dei titoli urbanistici necessari. Dietro la targa dell’associazione culturale Il Cedro, però, in quei piccoli spazi si è continuato a pregare, e addirittura Abdelatiff Jalissi ha avuto il ruolo di imam, fino ad aprile dell’anno scorso.

Nell’estate 2018 l’amministrazione Casanova aveva annunciato una campagna di controlli e verifiche sull’uso dei locali, affidata alla polizia locale. Ma gli esiti non sono mai stati comunicati. Anche perché poi il Covid e il lockdown hanno contribuito sicuramente ad abbassare l’attenzione sulla struttura, che pure ha continuato a funzionare in questi anni. In che modo è quello che ci si chiede.


© RIPRODUZIONE RISERVATA