Illusi di aver toccato il fondo

La gente comune avrebbe potuto pensare che la globalizzazione fosse soltanto un fenomeno economico, legato allo scambio di merci reso più facile da nuovi strumenti del mercato; i finanzieri (cioè coloro che giocano sui flussi finanziari) l’hanno presa come una provvida opportunità per far ricchezza a zero fatica, prescindendo dagli effetti devastanti sull’economia di tanti Paesi che sono finiti in bancarotta; tra i politici soltanto quelli accorti hanno capito che il fenomeno avrebbe toccato i “popoli”, avrebbe quindi mandato in soffitta il concetto di frontiera e di nazionalismo gretto. E’ fuori dalla storia, quindi, rivendicare diritti alla cittadinanza, dal momento che anche noi l’abbiamo acquisita non si sa come, visto che proprio il nostro bel Paese è il frutto di invasioni infinite. Quale merito naturale abbiamo noi per essere nati qui, rispetto a chi è nato in Africa o altrove? Nel corso dei secoli il nostro sangue si è mischiato con quello di varie popolazioni, e si dice anche che la mescolanza di sangue differente porti vantaggi! Sembra invece che la maggioranza di coloro che “schiacciano i bottoni” non riesca a rendersi conto che il mondo è cambiato, lo si voglia o no. I mezzi di comunicazione, che hanno avuto un ruolo determinante nel processo di globalizzazione, hanno portato anche nei luoghi più abbandonati del mondo la consapevolezza che, oltre alla condanna a morire di fame, di sete, o di malattie endemiche; oltre a dover subire violenze di dittature, ci sono anche possibilità di sopravvivere nutrendosi a sufficienza o in abbondanza, e di godere dei diritti di libertà di pensiero, di parola e di azione. Chi ha realizzato di avere il diritto a godere di un’esistenza più degna e la cerca, anche a costo di giocarsela su un gommone, inconsciamente ci presenta un conto quasi fosse certo di avere un credito esistenziale nei nostri confronti. Era impensabile che nessuno, tra gli abitanti dell’Africa, si chiedesse come mai il continente più ricco dovesse soltanto lasciarsi impoverire dei suoi beni per arricchire i colonizzatori. Ora ci sono arrivati, e anche per noi è giunto il momento di rendere giustizia. Tra i tanti modelli di vita sbagliati che abbiamo trasmesso con le nostre televisioni consumistiche, siamo riusciti anche a far intravvedere a popoli in difficoltà una possibilità di gestirsi la vita personale e sociale in maniera democratica. Il fenomeno migratorio va regolato e non respinto: rifiutarlo sarebbe inutile, ingiusto e pericoloso. I politici che si definiscono ispirati da principi cristiani inoltre dovrebbero sapere che lo straniero è sacro e va accolto ed inserito: oggi diremmo integrato. Mai come in questi giorni la memoria va a certi passi del Vangelo: …non chi dice Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio; …ero forestiero e mi avete ospitato; ….un samaritano si fermò, curò le ferite del malcapitato e lo portò in un albergo perché fosse accudito a sue spese;…. quando mai abbiamo dato a Te un bicchiere d’acqua?…..E si potrebbe continuare, proprio sulla linea del dovere morale di garantire vita a tutti, e vita degna a ciascuno, prescindendo dal colore della sua pelle. O forse la politica di chi si proclama difensore delle attese della Chiesa è altra roba? Forse è proprio altra roba: e a furia di additare lo straniero come colui che delinque o che viene a portar via il pane dalla nostra mensa, si è legittimato anche tra la gente che si dice devota di santi e di madonne il diritto di respingere, per difendere quel poco di benessere che ci è rimasto…anche se tutto ciò non è evangelico, anche se tutto ciò stride con le nostre messe e i nostri rosari. “Fuori dalle palle” (scrivo in lingua italiana perché questo è l’idioma nazionale) ha detto il ministro della Repubblica Bossi. E’ questa la sintesi politica di quanto dice il magistero della chiesa circa la “destinazione universale dei beni del creato”? e potremmo aggiungervi anche un’altra frase: “qui non c’è posto”. Anni fa, e non andiamo indietro di un secolo, il ministro Scajola si è dovuto dimettere perché aveva detto di Biagi, ucciso in un agguato, che era sempre stato un “rompi…”. Ci eravamo illusi di avere toccato il fondo; invece sembra proprio che il pozzo di fondo non ne abbia più. Qualcuno si sarà pure indignato, ma tutto è finito lì, magari anche contestualizzando l’espressione lombarda; tanto ci siamo assuefatti a ben altro! Torna quanto mai attuale, per cui quanto mai urgente, una profonda e capillare reazione educativa all’espressione del Cardinal Bagnasco che parlò di “disastro antropologico”. La parola che più circola in questi giorni tra le persone che ancora hanno il coraggio di seguire gli avvenimenti della politica è: “vergogna”, unita ad un senso di smarrimento e di impotenza a fare argine al vuoto di valori che si è prodotto. Ad arte! Oggi costa sofferenza seguire cosa sta succedendo, e non è solo la disgrazia del terremoto in Giappone ad addolorarci, ma è anche l’odissea dei profughi, compresi i clandestini. Non lasciamoci attrarre dalla tentazione di chiudere l’interruttore a lasciare che questo Paese, che sta festeggiando centocinquant’anni di avvenimenti e di persone, che hanno dimostrato coraggio per costruire l’Italia unita, trovi noi assopiti e indifferenti.

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