Il punto elettorale del Sudmilano - Aree dismesse e futuro Eni sullo sfondo del voto di Melegnano e San Donato
Si vota il 12 giugno

Il punto elettorale del Sudmilano - Aree dismesse e futuro Eni sullo sfondo del voto di Melegnano e San Donato

Si vota il 12 giugno, i sindaci uscenti sono di centrosinistra, il centrodestra affila le armi

È ancora la politica, inevitabilmente, a tenere banco nel Sudmilano, dove i cittadini di tre comuni - San Donato Milanese, Melegnano e Dresano - saranno chiamati alle urne per il rinnovo di sindaci e consigli il 12 e (per i primi due in caso di ballottaggio) anche il 26 giugno prossimi.

In settimana si è completato lo schieramento di partenza a Dresano, con l’ufficializzazione della candidatura di Cesare Mannucci - giornalista, già sindaco forzista di Mediglia e consigliere uscente azzurro a San Donato Milanese -, per la lista di minoranza uscente “Dresano in comune”.

Mannucci, che in paese è inevitabilmente poco o nulla conosciuto, dovrà vedersela con il vicesindaco uscente di area progressista (“Primavera per Dresano”) Nicola Infante e con la consigliera (eletta a suo tempo con “Dresano in comune”) Daniela Pilloni, che si schiera con “Uniti per Dresano”. Facile immaginare che, al netto della veste civica di tutte le liste, Infante possa trarre vantaggio dalla rivalità fra gli altri due contendenti, entrambi più vicini al centrodestra, ma è vero anche che con il turno secco tutto è possibile.

Se a Dresano il quadro è definito, nella vicina Melegnano resta da chiarire la situazione a sinistra, con il candidato Pd Dario Signorini che - dopo la frattura con il primo cittadino uscente Rodolfo Bertoli (in lizza con due formazioni civiche e qualche ex del partito di Letta) - non ha ancora chiuso la partita delle alleanze con M5S, Verdi e Sinistra Italiana.

Il futuro di alcune aree dismesse è una delle poste in gioco più delicate nella cittadina sul Lambro, così come lo è - o meglio lo sarà - nella non lontana San Donato Milanese, dove l’ormai imminente trasloco a Milano di Snam e Saipem unitamente all’apertura del Sesto Palazzo Uffici dell’Eni, svuoterà le attuali sedi di tali società (Quarto e Quinto Palazzo in particolare) creando non pochi problemi circa il futuro di tali immobili.

A San Donato, intanto, si attende ancora la presentazione della candidatura di Francesco Squeri, uomo nuovo della politica locale – a dispetto dell’ingombrante cognome (è figlio dell’ex sindaco e parlamentare Dc Carlo e fratello di un ex assessore, Egidio, e di un deputato, Luca) - che dovrebbe contare su uno schieramento di taglio civico molto trasversale.

Squeri spera di pescare voti sia nell’elettorato scontento dell’amministrazione uscente di centrosinistra (che vede una vasta coalizione sostenere l’attuale vicesindaco Pd Gianfranco Ginelli ma paga un’eredità non facile di opere incompiute), sia in quello di centrodestra, dove la scelta di candidare l’esponente di Fratelli d’Italia Guido Massera ha creato non pochi mal di pancia nell’area più moderata. La recentissima fuoriuscita del coordinatore cittadino azzurro Luca Vassallo è la prova tangibile di questa frattura. La partita si preannuncia qui aperta e i cittadini attendono di vedere le proposte programmatiche delle diverse compagini in lizza per decidere dove collocarsi.

Dopo la lettera aperta inviata ai candidati locali dal coordinamento delle parrocchie melegnanesi, con i punti saldi attorno a cui invocare l’impegno da parte di tutti, al netto delle normali distinzioni, è ora che anche all’ombra dell’Eni emergano pubblicamente i temi sui quali chiedere conto a chi si presenta ad amministrare la città. Da queste colonne, nel nostro piccolo, inizieremo a farlo.


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