Il Lodi Vecchio Hotel è pronto ad accogliere i positivi al Covid
Alessandro Omini e, a destra, il sindaco Lino Osvaldo Felissari

Il Lodi Vecchio Hotel è pronto ad accogliere i positivi al Covid

Venerdì è in programma l’incontro decisivo fra proprietà, Comune e Ats

Un nuovo incontro si è tenuto ieri mattina, in municipio. E venerdì mattina ne è atteso un altro, che potrebbe essere definitivo, con Ats Città Metropolitana. Decisa accelerata sul progetto per trasformare il Lodi Vecchio Hotel di via Nazioni unite in un punto di accoglienza per positivi al Covid che non necessitano di cure ospedaliere e non possono svolgere il necessario periodo di isolamento a casa. La struttura è pronta da mesi ed è l’unica del territorio lodigiano a esserlo. Proprio la possibilità di utilizzarla subito o quasi la rende una soluzione chiavi in mano per rispondere a un bisogno di posti di sorveglianza che potrebbe essere molto significativo a stretto giro di posta. L’iniziativa era partita nei mesi passati dal Comune di Lodi Vecchio, che ha cercato e trovato la disponibilità del privato - Alessandro Omini, titolare della società Alpa - , che ha poi avviato e concluso l’adeguamento dello stabile, con una spesa di 30mila euro. Venticinque i posti già a disposizione, l’accelerata delle ultime ore potrebbe portare la struttura ad ospitare già il prossimo lunedì i primi positivi. L’imprenditore aveva già chiarito - in un sopralluogo de “Il Cittadino” alla struttura delle scorse settimane - che, dopo aver tenuto fermo l’hotel per mesi e aver anche investito, era pronto a rimetterlo sul mercato in assenza di novità. La svolta però è arrivata, insieme all’evolversi del quadro epidemiologico e sanitario, che ha portato Ats Città Metropolitana a cercare soluzioni di accoglienza. Al privato è stata richiesto di formulare una proposta per definire gli aspetti organizzativi ed economici e venerdì è fissato un confronto che potrebbe essere definitivo. Un’offerta che, come sottolinea il sindaco di Lodi Vecchio Lino Osvaldo Felissari, «a mio avviso deve tenere conto del fatto che la struttura è stata tenuta ferma per mesi, proprio con l’intento di garantire una risposta nel momento del bisogno, e quindi deve essere prevista una qualche forma di ristoro per l’imprenditore. In questo quadro mi chiedo perché non coinvolgere chi aveva già messo sul piatto la propria disponibilità a finanziare un progetto di accoglienza sul territorio, come Ital Gas Storage». Altro punto, aggiunge Felissari, «è chi decide da dove provengono le persone che devono accedere alla struttura: le due questioni andrebbero discusse, magari in un tavolo territoriale, con l’aiuto della prefettura».


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