Codogno, operazione immobiliare sulla storica sede del Pci «ma l’avevano pagata gli iscritti»
Lo stabile di via Vittorio Emanuele che ospitava il Pci e poi il Pd (Foto by Gozzini)

Codogno, operazione immobiliare sulla storica sede del Pci «ma l’avevano pagata gli iscritti»

Gianfranco Bignamini chiede i conti alla Fondazione Taramelli, la replica senza cifre: «Investiremo il ricavato nel Capanno a Lodi»

La battaglia “ideale” a sinistra è il pane quotidiano. Quella in corso a Codogno però, sotto la veste del mito, è molto più materiale. Riguarda la vecchia sede del Pci in via Vittorio Emanuele di fianco ad Ascom, venduta dalla Fondazione Taramelli (in omaggio al politico Antonio, dirigente lodigiano del Pci nel Dopoguerra, poi senatore) lo scorso dicembre all’impresa di scavi Gervasi. E a sollevarla è Gianfranco Bignamini, sindacalista Fisi e candidato sindaco in quota Pci: «L’immobile era stato comprato con i soldi del partito, i ricavi delle feste dell’Unità e le iscrizioni di tanti compagni e compagne. Vogliamo sapere dove sono finiti i 180mila euro incassati dalla Fondazione Taramelli che ha svenduto la “storia” e il “capitale” del vecchio Pci». La risposta arriva a stretto giro dal presidente della Fondazione e sindaco di Turano, Emiliano Lottaroli, ricostruendo i passaggi da sede del Pci a quella di Anpi, Arci, “pescatori” e del Pd. La cui targa è rimasta. E poi il decadimento e l’oblio. «L’immobile fu acquistato dalla sezione del Pci locale in accordo con la Federazione di Milano quando non ci fu rinnovato l’affitto in piazza Cairoli, a metà degli anni Settanta – spiega -. Il valore catastale credo di ricordare fosse intorno ai 260 milioni di lire». Poi, con la svolta della Bolognina, il Pci divenne Pds e quindi Ds, senonché «nel 2008 fu messo in liquidazione quel che rimaneva del Pci e in quasi tutte le province si costituirono le Fondazioni, soggetti di diritto privato dove si fecero confluire tutti gli immobili del Pci». Con il partito stava cambiando il mondo. E «chiuso il circolo Arci non è stato più possibile utilizzare i locali che al piano superiore non erano più agibili e recentemente avevamo avuto dei sopralluoghi della polizia locale su sollecitazione dei residenti – ammette Lottaroli -. Per sistemarli sarebbe stato necessario investire parecchi quattrini, e non avendo la Fondazione queste risorse abbiamo deciso di cedere l’immobile che era diventato solo un costo». Sul quantum dell’operazione il presidente resta cucito - «sarà il bilancio che lo dirà» - ma sulla destinazione è netto: «I soldi sono stati depositati sul conto corrente della Fondazione – assicura -. Stiamo pensando a come investirli nel Capanno a Lodi». E alle rivendicazioni di Bignamini controbatte: «Il partito non è una società per azioni, per cui uno dopo 15 anni può chiedere la restituzione delle quote tessera. Il patrimonio è “finito” in una storia ed è ancora in quella storia lì».


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