L’Estate di Nicolini nella “città effimera”

Fabio Francione

Più citata che studiata, l’Estate Romana di Renato Nicolini nel corso di 40 anni è diventata il metro sul quale misurare il tasso di creatività di ogni evento a venire. Infatti non c’è manifestazione che tenga in gioco il confronto con la stupefacente invenzione nicoliniana che univa spregiudicatezze avanguardistiche e sberleffi al potere. Sebbene fosse stato il Pci romano a consentire al giovane e militante architetto di diventare assessore alla cultura del più grande comune d’Italia. Al di là delle definizioni che hanno coinvolto, innanzitutto, le principali manifestazioni scomodando aggettivi come effimero, il valore culturale dell’Estate di Nicolini ha consentito di sperimentare teorie sul campo, trasformatesi in modi d’operare e buone prassi. Federica Fava, ricercatrice della Sapienza, ha saputo ricostruire quell’itinerario creativo e organizzativo nel volume Estate Romana. Tempi e pratiche della città effimera, dando voce ai protagonisti del periodo e raccogliendo materiali inediti di notevole importanza.

Federica Fava Estate Romana. Tempi e pratiche della città effimeraQuodlibet Studio, Macerata 2017, pp. 188, 18 euro

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