Dopo 30 anni di violenze la denuncia

Dopo 30 anni di violenze la denuncia

Davide Cagnola

C’è la signora di 60 anni che trova il coraggio di denunciare trent’anni di violenza, fisica e psicologica, subita dal marito e dal figlio; la ragazza che non riesce a liberarsi dall’invadenza dell’ex fidanzato; la madre di famiglia maltrattata davanti ai figli e quella che viene allontanata d’urgenza dal nucleo familiare per il rischio di un femminicidio. Sono alcune delle storie di violenza sulle donne su cui ha indagato negli ultimi mesi il personale della divisione Anticrimine della polizia di stato di Lodi, impegnato ieri in un gazebo informativo in piazza Castello proprio nel giorno della “Festa della donna”. Molte le persone che si sono fermate, dalle 8 alle 13 circa, per avere informazioni su come operano gli agenti e quali sono i percorsi di uscita da una situazione di violenza, prendendo anche i volantini sia della questura che del centro antiviolenza “La metà di niente”. «Con il tempo siamo diventati anche noi un centro di ascolto - riferiscono gli operatori -. Chi arriva in questura è perché ha alle spalle un percorso, fatto con il centro antiviolenza o con i conoscenti, ma il passo della denuncia non è comunque semplice da compiere e così prima di tutto noi facciamo una chiacchierata con la donna per capire la sua situazione e aiutarla ad aprirsi. Certo, se si trova in pericolo di vita interveniamo subito, e se ci sono reati per i quali possiamo procedere d’ufficio l’iter comunque va avanti, ma nella maggior parte dei casi lasciamo che la donna abbia i suoi tempi e trovi da sola il coraggio di fare denuncia, senza forzarla». Molte, aggiunge, non si rendono nemmeno conto di subire violenza psicologica, «perché il rapporto con il marito o con gli altri uomini è sempre stato così e quella sembra la normalità. Ma non lo è». E loro le aiutano anche ad aprire gli occhi.

Fra i casi più recenti che hanno affrontato, c’è quello di una donna di circa sessant’anni che si è decisa finalmente a denunciare trent’anni di violenze, per lo più psicologiche, di soprusi e di minacce, subite dal figlio e dal marito da cui era separata. Ora è stata portata in una comunità. «Un fenomeno che ci capita spesso di incontrare è quello della violenza assistita, ovvero di episodi avvenuti alla presenza dei figli. Purtroppo questo porta anche a disturbi negli stessi ragazzi, che conoscono solo la violenza come modo di relazionarsi agli altri e diventano a loro volta violenti nei confronti dei compagni. Quando trattiamo episodi di bullismo, per esempio, scopriamo che gli stessi ragazzi in famiglia vivono situazioni molto difficili».

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