Bollino nero per le acque del Lodigiano: troppi pesticidi

Bollino nero per le acque del Lodigiano: troppi pesticidi

Cristina Vercellone

Ancora pesticidi nelle acque. Lo testimoniano gli ultimi dati del rapporto Ispra pubblicato in questi giorni. A essere presa in considerazione è la valle del Po e a finire nel mirino sono le coltivazioni, dal vino al mais. Lodi città se la passa bene, ad avere il bollino nero sono soprattutto l’area intorno a Melegnano e Paullo, poi quella intorno a Sant’Angelo, la zona del Codognese e il sud del territorio, tra Codogno e Piacenza. Qui le concentrazioni ritrovate nelle acque superficiali sono maggiori. In buona salute, per fortuna, sono ancora le acque sotterranee, cioè quelle di falda, ma la preoccupazione è alta. L’acqua di superficie contaminata inquina la flora e la fauna e i prodotti che vengono irrigati e poi finiscono nei nostri piatti. Il sindaco di Orio Pierluigi Cappelletti chiede che l’Arpa assuma più personale per aumentare i controlli. Il presidente di Legambiente Andrea Poggio sollecita un incremento dell’agricoltura biologica. Nel 2014 il monitoraggio del bacino del Po che ha riguardato 570 siti delle acque superficiali e 1035 delle acque sotterranee mostra una diffusa contaminazione da pesticidi della valle del Po. Pesticidi sono stati trovati in oltre il 70 per cento dei siti nelle acque superficiali (per il 32,6 per cento superiori agli standard di qualità ambientale) e in oltre il 40 per cento dei siti nelle acque sotterranee, anche se per questo secondo aspetto il Lodigiano è virtuoso. Nelle acque superficiali, ad essere più presenti sono il glifosate e il metabolita Ampa. Il glifosate è l’erbicida più diffuso: utilizzato nei vigneti finisce nelle acque di superficie, insieme al suo principale prodotto di degradazione, l’acido aminometilfosfonico (Ampa). Quest’ultimo è stato trovato nel 40 per cento dei casi. A fare la parte del leone sono anche l’imidacloprid, la terbutilazina, il suo metabolita terbutilazina-desetil e il metolaclor. Sono state individuate poi tracce di azossistrobina, bentazone e boscalid. «Il confronto dei dati di monitoraggio - spiegano gli esperti dell’Ispra, in particolare gli autori della stesura Pietro Paris e Danila Esposito - con i limiti di concentrazione stabiliti dalle varie normative offre una visione generale di un livello di contaminazione importante, nonostante le misure messe in atto per una riduzione dei rischi derivanti dall’uso dei pesticidi. Il limite di 0,5 microgrammi al litro è quello stabilito per i pesticidi nelle acque potabili. Nella valle del Po, in generale, il 29,4 per cento dei punti ha una contaminazione compresa tra 0,1 e 0,5,. Il 33,3 per cento ha una concentrazione superiore a 0,5. L’eventuale uso dei corpi idrici come fonte di acqua potabile potrà richiedere almeno per alcune sostanze interventi di abbattimento delle concentrazioni. Un microgrammo, invece, è il limite ambientale applicabile alla somma dei pesticidi. Nel 20,3 per cento dei casi la concentrazione non è compatibile con la salvaguardia degli ecosistemi acquatici. Anche gli altri organismi, però, compreso l’uomo, sono esposti, attraverso la catena alimentare, a miscele di pesticidi».

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