A scuola dai maestri per fare la birra più buona di Scozia

A scuola dai maestri

per fare la birra

più buona di Scozia

Federico Gaudenzi

Una passione inseguita attraverso l’Europa: nessuno si aspettava che Alessandra Confessore, classe 1989, appassionata di musica lirica e diplomata al liceo classico Verri di Lodi, avrebbe finito per diventare birraia in Scozia. Invece, la giovane lodigiana ha scelto di buttarsi ed inseguire la propria passione. Ha studiato Scienze Gastronomiche in Piemonte, quindi si è trasferita ad Edimburgo, dove ha perfezionato i suoi studi alla Heriot-Watt University, specializzandosi in brewing and distillery, e diventando una perfetta mastra birraia. «Quando ho iniziato gli studi in Piemonte, in realtà ho affrontato un percorso multidisciplinare, estremamente teorico, cosa che mi è servita molto in Scozia, dove il mio background variegato è stato molto apprezzato anche se, per come è strutturato il percorso scolastico britannico, lì danno più spazio alla ricerca pratica: per esempio in Italia fin dalle scuole medie ti spiegano come funziona un microscopio in teoria, ma quando sono arrivata in Scozia ero l’unica a non saperlo usare».

La passione ha aiutato a superare anche questa iniziale difficoltà: «Sono sempre stata interessata al cibo, tanto che volevo fare la scuola alberghiera. Finito il liceo ero indecisa tra pasticceria e matematica, e alla fine ho preso questa strada. Fare la birra, come per la matematica, è questione di arte e tecnica».

Dopo la fine della scuola, il lavoro non è mai stato un problema: «Trovare un’occupazione è stato facile: una settimana dopo la consegna della tesi, o forse due, ho trovato il primo lavoro. Ho iniziato in un birrificio brassando il mosto, poi mi sono trasferita e ho fatto un po’ di tutto, compreso creare nuovi prodotti, curare cantina, packaging e controllo qualità, fino a rappresentare la compagnia in eventi e meeting. Poi sono passata, sempre con lo stesso ruolo, a Cromarty, dove la birra Aka Ipa ha ricevuto un premio come la migliore birra del Regno Unito nel suo genere, e ora sono alla BrewDog, un birrificio molto più grande, dove solo nel mio sito, un grande impianto da trecento ettolitri, siamo in una quarantina».

La differenza, lavorando in una grande produzione, è che sicuramente i ritmi sono più umani: «Prima facevo molti straordinari, invece ora sono più tranquilla, lavoro su più turni. Mi manca il birrificio artigianale, ma non mi manca lo stress che comporta: ora ho tempo per fare musica, e per godermi la Scozia, che è un paese meraviglioso: dove vivevo prima, nelle Highlands a nord, potevo vedere i delfini tutti i giorni». La nostalgia per la famiglia è ricorrente un po’ in tutti gli expat, ma anche Alessandra ammette: «Sessismo e arrivismo qui non esistono, i colloqui di lavoro consistono in una prova pratica in cui capiscono davvero come lavori, e dopo massimo sei mesi sei a tempo indeterminato. Dove lavoro io, addirittura, abbiamo un congedo parentale per un dipendente che prende un cane, e l’obiettivo è diventare la migliore compagnia per cui lavorare nel 2018».

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