«La sede è una casa non una moschea»: assolti i vertici dell’associazione islamica

«La sede è una casa non una moschea»: assolti i vertici dell’associazione islamica

Il presidente marocchino era stato denunciato per abuso edilizio dalla polizia locale, nel 2016

Casale

«Non è una moschea, ma una casa». È stato assolto per non aver commesso il fatto l’ex presidente dell’associazione islamica di origini marocchine Ghenji Abdellatif. L’uomo era stato denunciato per abuso edilizio, nel 2016.

A denunciarlo era stata la polizia locale, per via della ristrutturazione dell’ex edificio Enel di via Crema, a Casale.Secondo l’accusa l’intervento era stato eseguito «in totale difformità dalle autorizzazioni».

L’avvocato difensore dell’uomo, Luca Bauccio di Milano, ha dato battaglia contro l’accusa: «Un luogo di culto è caratterizzato dalla presenza di un altare o di un minareto - ha detto - e soprattutto dall’uso esclusivo. Negli atti del processo vedo una relazione della Digos che racconta come si siano radunate 500 persone il giorno della fine del Ramadan. Ma si erano radunate al centro tennis, e con l’autorizzazione del sindaco: forse che per questo il centro tennis è diventato anch’esso una moschea?».

«Vedo pareti in cartongesso e un bagno -ha detto l’avvocato -, opere compatibili con la sede di un’associazione, che è paragonabile a un domicilio. In Italia ciascuno è libero, in casa sua, di professare qualsiasi culto. Se nel centro culturale che fa capo a un’associazione, regolarmente riconosciuta da Regione Lombardia, ogni tanto avvengono delle preghiere, a fianco di tante altre attività, non si può dire si tratti di un luogo di culto».

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