Sara Ippolito sta sempre peggio

Dopo il verdetto del tribunale di Lodi che ha ritenuto responsabile l’ospedale la famiglia deve attendere la sentenza di secondo grado, prevista tra due anni

Sara Ippolito, la ragazza di Torrevecchia Pia che è in stato vegetativo dal 16 gennaio 2010, pochi giorni dopo aver subito l'asportazione dell'appendice all’ospedale Predabissi, sta male: da Natale non riesce a trattenere gli alimenti che le vengono somministrati con un sondino e i medici stanno valutando di trasferirla dalla casa di riposo milanese in cui si trova a un ospedale specializzato. Una complicanza, in una situazione che già necessita di continue cure, che allontana ancora una volta il sogno dei genitori di poter riportare Sara a casa.

Nei mesi scorsi erano riusciti a farlo, per poche ore, dopo essersi procurati un veicolo attrezzato, in qualche fine settimana o per farle festeggiare il 18esimo compleanno. Ma perché Sara possa lasciare la casa di riposo bisogna trasformare parte della casa in un ospedale, con lavori che la famiglia al momento non può affrontare.

Perché, nonostante la sentenza del tribunale di Lodi che nella primavera scorsa aveva condannato l’Ao di Melegnano a risarcire Sara e i familiari con oltre un milione e mezzo di euro, oltre a un vitalizio, l’assicurazione dell'ospedale, a sua volta intimata dal giudice, ha fatto ricorso in appello. Contestando che la polizza di responsabilità civile coprisse quel tipo di eventi. Nei mesi successivi all'operazione di Sara infatti l’Ao cambiò compagnia e la richiesta di danni fu notificata successivamente all'avvio del nuovo contratto di assicurazione.

Dopo la sentenza di Lodi, visto che l'ospedale non pagava, i legali della famiglia Ippolito avevano formalizzato un atto di citazione all'Ao. Al quale i legali dell'ospedale avevano risposto promuovendo una causa a Sara e al papà: «Un atto formale necessario per impugnare la citazione - chiarisce l'avvocato Claudio Santandrea di Milano, legale della famiglia Ippolito -. In realtà la questione è stata ora superata, dato che la compagnia di assicurazioni ha accettato di anticipare circa il 40 per cento del risarcimento disposto dal giudice di primo grado. Ma, teoricamente, fino a quando non ci sarà la sentenza definitiva sulla responsabilità civile dell'Ao e sull'obbligo della compagnia di assicurazioni, la famiglia deve tenere ben presente che quell'anticipo di risarcimento potrebbe anche dover essere restituito. Anche se, a mio parere, la perizia del medico legale è sufficientemente chiara da scongiurare tale eventualità». Secondo il tribunale civile di Lodi, in ospedale non erano intervenuto in tempo quando l’allora 15enne, convalescente, evidenziava scarsa ossigenazione del sangue.

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