San Donato, vite disperate al terminal

L’INCHIESTA Tra elemosina e droga, in tanti dormono per la strada a cinque gradi sottozero dove di giorno passano migliaia di pendolari

San Donato come capolinea, non solo della “gialla”, ma di esistenze che qui si fermano, sospese tra il caldo artificiale della metropolitana e il freddo vero che aspetta fuori. Un popolo di persone che lottano contro il gelo. E cercano un rifugio per resistere a temperature da brividi. Una realtà che mi si presenta in faccia appena parcheggio la macchina al terminal della M3. Sono le 21 del fine settimana, è buio, e un ragazzo magro come un chiodo mi taglia la strada: occhi scavati, forse vent’anni, forse meno, la strada invecchia in fretta. «Una sigaretta?», chiede gentile. Non fumo. «Tutta salute per te», sorride, poi mentre mi allontano, aggiunge: «Qualcosa da mangiare? Ti aspetto qui, anche tardi». Fuori, al terminal, un paraplegico in carrozzina, pantaloni logori sulle gambe senza vita, spinto dall’amico che ansima nel freddo: «Non abbiamo casa, solo la carità della gente». Intorno alla M3, sacchi di plastica straripano da bidoni: uno fruga, tira fuori avanzi, scappa alla vista del taccuino e della macchina fotografica. Un altro ha già il “letto” pronto sotto la pensilina del terminal, mucchio di coperte e vestiti sul pavimento freddo, torna dopo quasi un’ora con un cartone di cibo da buttare e si infila nel bozzolo ricavato con cura contro le sferzate gelide.

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