SAN DONATO Il viaggio tra i “disperati” nel quartiere dello spaccio

Ai confini con Milano si muovono ogni giorno decine di persone a caccia di dosi di droga

Non siamo a Rogoredo, ma al confine tra San Donato e Milano, la nuova frontiera dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti. Un triangolo, dove i vertici sono le stazioni: gli scali ferroviari di Rogoredo e San Donato appunto a cui si è aggiunto il terminal della M3. Da qui si muovono ogni giorno decine e decine di consumatori di droga a caccia della dose, attraversando l’abitato di San Martino e le aree boschive delle stazioni, trovando rifugi, per dormire o per “bucarsi”, in edifici dismessi come il Rege Hotel o ancora le aree di servizio.

Il nostro viaggio alla scoperta della città di San Donato, la più ricca del Sudmilano, parte proprio da qui, dai margini e dalle sue zone d’ombra tra dipendenze, microcriminalità e degrado, ascoltando un malessere che alla periferia di Milano è urlato attraverso una scritta sulle mura che recita “No all’eroina”. Eroina appunto, che scorre a fiumi insieme alla cocaina sulla rotta Rogoredo-San Donato. A San Martino, sulla via Rogoredo, si leggono le tracce di questa “transumanza” di volti intontiti, “fatti”, che si abbandonano a bordo strada in cerca di elemosina o si riposa tra qualche frasca, dove qualcuno ha posizionato anche una sedia al riparo da occhi indiscreti. Lungo il percorso verso la stazione ferroviaria di San Donato si trovano scarpe e vestiti, resti di cibo. Da qui si vedono ragazzi (e anche ragazze), incuranti dei divieti e del pericolo si muovono lungo i binari, senza paura del sibilo dei convogli dell’Alta Velocità. «La scena è uguale ogni giorno» ci confida un addetto di una società incaricata da Rfi (Rete ferroviaria italiana), che ci raggiunge per avvertirci che non è possibile spostarsi verso la massicciata. «Purtroppo, se ne vedono di tutti i colori – racconta -: facciamo di tutto per tenere pulito, per garantire la sicurezza, ma è una battaglia persa. Bisognerebbe mettere le telecamere dappertutto e chissà se basterebbe: solo pochi giorni fa tre persone sono state male, mentre si drogavano, tra loro c’era una ragazza, avrà avuto vent’anni». E anche durante il nostro sopralluogo abbiamo trovato siringhe e tracce di sangue sulla rampa d’accesso allo scalo. Uno scenario che conoscono anche i macchinisti ai comandi dei treni in transito da San Donato. «Ne ho visti tanti attraversare – racconta un capotreno -: abbiamo sempre un occhio in più quando siamo di passaggio in stazione». A volte però è quasi impossibile evitare la tragedia e le tante morti avvenute lungo i binari tra Rogoredo e San Donato tristemente ce lo ricordano.

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