SAN DONATO «Il Milan vuole tempi certi, tremila addetti nello stadio: è una grande occasione per la città»

Parla Giuseppe Cassinari, proprietario dell’area San Francesco dove potrebbe sorgere il nuovo impianto

«Lo stadio del Milan potrebbe essere una grande occasione per San Donato, al tempo stesso ritengo che rappresenti un’importante opportunità per il territorio anche il progetto Sportlifecity che stiamo portando avanti dal 2017: basti pensare che solo l’arena una volta in funzione richiederebbe 2mila addetti, pertanto, indipendentemente da quale delle due prospettive andasse in porto, si parla comunque di ben oltre 3mila assunzioni». In un’intervista esclusiva rilasciata ieri al Cittadino, parla Giuseppe Cassinari che, con la sua holding “Cassinari&Partners”, è proprietario del terreno che si estende su 300mila metri quadrati dove potrebbe sorgere il nuovo stadio del Milan. Ma soprattutto l’imprenditore ha già in mano il Programma integrato di intervento (PII) con il “pacchetto” di diritti che sono necessari per dare il via a uno dei due maxi interventi: Sportlifecity, un piano da 150 milioni di euro, o lo stadio, che quadruplicherebbe la portata dell’investimento.

Dottor Cassinari, lei ha recentemente avuto un incontro in Comune con i tecnici del Milan: quali sono le esigenze espresse dalla squadra che vede l’area San Francesco di San Donato come una valida alternativa a La Maura di Milano e alla Falck di Sesto San Giovanni?

«Il Milan ha la necessità di portare avanti l’iter in tempi certi e celeri in quanto i rappresentanti della società hanno spiegato che l’intervento deve essere veloce. Sotto questo aspetto saremmo davvero a buon punto in quanto parliamo di una destinazione che è conforme al Piano di governo del territorio (Pgt) in vigore, inoltre abbiamo già fatto fare i rilievi sul terreno, che hanno escluso la necessità di bonifica, e soprattutto abbiamo dei diritti acquisiti. Rimangono solo da sistemare alcuni aspetti, riguardanti ad esempio la viabilità, per cui comunque c’è già uno studio per Sportlifecity che ha tenuto conto di un potenziale di 30mila veicoli».

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Potrebbe tornare attuale l’ipotesi riguardante la realizzazione di un’uscita sulla tangenziale dedicata al San Francesco per evitare il traffico di attraversamento sulla via Emilia e su San Donato?

«Nel caso in cui andasse in porto la prospettiva di uno stadio del Milan, si tratterebbe di un progetto che passerebbe al vaglio anche del Ministero dei trasporti, pertanto non credo che ci possano essere problemi, e comunque parliamo di questioni che sono ampiamente risolvibili su cui si potrebbero comunque tenere gli approfondimenti necessari nel breve termine».

Cosa significherebbe secondo lei la realizzazione dello stadio del Milan nella città dell’Eni?

«San Donato diventerebbe certamente una città molto più attrattiva, capace di richiamare altri investimenti, a vantaggio anche dei palazzi uffici vuoti. Inoltre verrebbe completamente riqualificata la stazione che è direttamente inserita nel San Francesco, che diventerebbe una sorta di metropolitana di superficie per i collegamenti con Milano, a cui si aggiungerebbero degli ingenti oneri di urbanizzazione che consentirebbero il rilancio di molte parti della città. Si somma poi l’aspetto occupazionale: avevo già proposto per Sportlifecity di dare priorità nel corso delle selezioni alle assunzioni di profili professionali del territorio al fine di valorizzare le risorse umane presenti a livello locale».

Secondo lei il Milan è realmente interessato a puntare su San Donato?

«Io penso di sì in quanto l’ipotesi San Donato ha dalla sua parte molti vantaggi, soprattutto per quanto riguarda la tempistica, in ogni caso per il momento la società ha presentato uno studio, dopodiché staremo a vedere l’evolversi di un’eventuale trattativa tenendo conto che a me sta a cuore anche il progetto Sportlifecity, un polo sportivo unico in Italia, per il quale è in corso una negoziazione con un investitore che è giunta a buon punto. Per questo se il Milan ha fretta, dopo 6 anni di tempo in gran parte assorbito da un iter che si è concluso l’anno scorso, anche noi chiederemo delle certezze in merito ai tempi.

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