Mamma morta, l’ex a processo

Richiesta di giudizio immediato per C.B., l’ex idraulico di 55 anni di San Giuliano Milanese che è in carcere dal 31 marzo scorso con l’accusa di omicidio volontario aggravato ai danni di Antonia Bianco, la milanese di 33 anni, madre di tre figli, l’ultimo dei quali avuto proprio da quest’uomo, uccisa da una lama sottile e affilata che il 13 febbraio scorso le aveva trapassato il pericardio. Il pm Armando Spataro ha chiesto al gip Isabella Ciriaco il giudizio immediato, e se il giudice riterrà fondata l’istanza della procura si eviterà quindi il passaggio tecnico dell’avviso di fine indagini con i 20 giorni per l’eventuale richiesta di interrogatori o il deposito di memorie difensive. C.B., che si era professato innocente ma nel primo interrogatorio davanti al gip di Lodi si era avvalso della facoltà di non rispondere, è indagato a Lodi anche per stalking, a seguito di tre denuncie presentate dalla 43enne (tra il dicembre 2009 e il giugno 2011) che aveva anche registrato per conto proprio alcune telefonate con l’uomo, in cui, trapela dagli inquirenti, c’erano anche minacce di morte. Lo stalking, secondo l’accusa, sarebbe iniziato l’1 dicembre dello scorso anno, mentre già nell’ottobre 2009 la stessa Bianco aveva denunciato C.B. per minacce, ingiurie e lesioni. Questo primo procedimento resta invece a Milano, la prima udienza si è tenuta lunedì.

L’ex idraulico sangiulianese, che è padre di sette figli (l’ultimo avuto proprio da Antonia) è incensurato e le due denunce precedenti alla morte della donna, che era stata sua compagna, non avevano portato all’emissione di misure restrittive quali il divieto di avvicinamento.

Il 13 febbraio i due si erano incontrati in via Turati, a San Giuliano Milanese, e la scena, descritta da testimoni, è stata quella di due ex che si affrontano, si prendono a male parole e poi si mettono le mani addosso. Un confronto fisico nel quale la Bianco era sembrata avere il sopravvento. Una volta separati, però, la donna aveva accusato un malore, e si era spenta all’ospedale di San Donato Milanese. Apparentemente una morte naturale, senza che venisse notato alcun sanguinamento ma l’autopsia ha evidenziato un minuscolo foro dall’ascella in direzione del cuore. A questo punto l’ipotesi investigativa dell’omicidio e la ricerca dell’arma del delitto. Che al momento non risulta sia stata ancora trovata, anche se fino a quel giorno, trapela dagli investigatori, C.B. portava un piccolo coltellino come portachiavi, coltellino che poi nessuno ha più visto e che potrebbe essere compatibile con la ferita mortale. Il giudizio, salvo nuove prove, sarà indiziario. La procura chiede però che inizi al più presto.

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