Il vescovo a Cerro tra i profughi ucraini
nell’oratorio che apre le porte

Le parole di monsignor Malvestiti commuovono le persone fuggite dalla guerra

Visita ieri pomeriggio del vescovo di Lodi monsignor Maurizio Malvestiti ai 27 ucraini ospitati a Cerro al Lambro, dove l’oratorio del paese è divenuto un centro d’accoglienza per portare conforto alle vittime della tragica guerra. Tutto questo grazie alla straordinaria mobilitazione della popolazione locale composta dal capoluogo di Cerro e dalla frazione di Riozzo, come ha osservato il parroco don Giancarlo Malcontenti, il quale ha accolto il vescovo di Lodi con il vicario parrocchiale Manuele Veronesi e decine di cittadini, che ne hanno ascoltato con grande attenzione le parole.

«Con l’inno a Dio tre volte santo nella lingua slava comune agli ucraini e ai russi, preghiamo perché torni finalmente la pace, siamo un’unica famiglia nel nome del Padre - ha quindi affermato il vescovo Maurizio, le cui espressioni non hanno mancato di commuovere il gruppo degli ucraini -. In questo momento tanto drammatico, siamo naturalmente vicini all’Ucraina vittima dell’invasione, augurandoci e soprattutto pregando che possa tornare quanto prima il dialogo per vincere finalmente il dramma della guerra e riportare la pace nel mondo». Poi il vescovo di Lodi ha accennato alla comune conversione nel 900 del popolo ucraino e russo al cristianesimo, ma anche i profondi legami tra i due popoli richiamando alcuni viaggi compiuti in Ucraina a Kiev e Leopoli, nazione alla quale ha detto di sentirsi da sempre profondamente legato.

«Dobbiamo avere speranza contro ogni speranza e supplicare la Madre del Signore perché muova i cuori, fermi le armi e riporti finalmente la pace». Dopo il breve intervento del parroco don Giancarlo, che l’ha ringraziato per la visita, monsignor Maurizio si è intrattenuto con le famiglie ospiti coi diversi bambini di età diversa. Il suggestivo canto di una ucraina in fuga anch’essa dalla violenza, Natalia, docente di musica e professionista soprano, che ha eseguito il brano popolare “Santa Lucia” in lingua prima italiana e quindi ucraina ha commosso a loro volta i partecipanti all’incontro. «Allora gridiamo forte “Pace a tutti” - ha concluso il vescovo con la parola “Myr”, che sia in russo sia in ucraino significa pace -: in nome dell’amicizia con gli ucraini».

Dopo aver augurato buona pasqua con l’auspicio di poter riunire – magari in cattedrale – tutti gli ucraini giunti sul territorio diocesano per la pasqua ortodossa e greco-cattolica, ha salutato i tanti cerresi presenti nell’oratorio con il vicesindaco Rossana Beghi. Infine, ha visitato le aule dell’oratorio divenute camere da letto per i singoli gruppi familiari e al piano terra la spaziosa sala da pranzo con tanto di cucina ad hoc. Tutto questo grazie alla proficua collaborazione tra la parrocchia e lo stesso Comune di Cerro d’intesa con la Prefettura di competenza, come ha sottolineato don Giancarlo, che ha consentito all’oratorio del paese di essere riconosciuto come Centro d’accoglienza straordinario (Cas), primo esempio di questo tipo realizzato sull’intero territorio.

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