Data center a Peschiera: «Nessuna giunta vuole assumersi la responsabilità, ma nessuno ha fatto niente per fermare l’impianto» VIDEO

PROTESTA Il comitato è intervenuto prima dell’inizio del consiglio comunale

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Peschiera

La voce contraria al data center di San Bovio rimbomba nell’aula consigliare di Peschiera. Attaccata l’amministrazione per non aver difeso il territorio. Nel seguente consiglio comunale anche il capogruppo di Alleanza verdi e sinistra, dai banchi di maggioranza, ha preso le parti del popolo.

. Video di Maurizio ZanoniData center a San Bovio: i cittadini protestano in aula consiliare

La discussione sull’insediamento di un data center Microsoft ha raggiunto il palazzo municipale. Prima dell’inizio della seduta consiliare ordinaria, gli amministratori hanno concesso 15 minuti di intervento a due cittadini.

Di fronte a una 50ina di persone, ha preso la parola Maria Chiara Graziano che, residente a San Bovio, ha illustrato le dimensioni del progetto: oltre 77mila metri quadrati, con un edificio alto 18 metri, 8 strutture di espulsione che raggiungono circa 25 metri, 128 impianti per il trattamento dell’aria e gruppi elettrogeni diesel. La potenza elettrica dell’impianto si aggira a 45 megawatt. «Come è stato possibile considerare compatibile un impianto di queste dimensioni con un’area nella quale il Pgt prevede specifici usi terziari e complementari? - tuona -. Se chiamiamo una fabbrica “ufficio”, non per questo scompaiono gli impianti, il rumore o le emissioni». Ha inoltre chiesto di avere accesso alla valutazione autonoma predisposta dal municipio sulla compatibilità urbanistica dell’intervento.

«Il 3 giugno 2026 la Regione Lombardia ha approvato una legge dedicata ai data center - prosegue -. All’articolo 5 stabilisce una distinzione importante: fino a 5 megawatt un data center può essere compatibile anche con destinazioni terziarie; oltre i 5 megawatt viene qualificato come produttivo. Il progetto di San Bovio ne prevede 9 volte tanto. La legge è entrata in vigore il 20 giugno. La conferenza dei servizi decisoria si è tenuta il 19 giugno. Possibile che una legge regionale pensata proprio per disciplinare i data center non abbia meritato neppure una valutazione scritta, esplicita e riconoscibile negli atti di quella conferenza dei servizi?». Ha poi informato sulla presentazione di un ricorso al Tar per ottenere l’accesso alla documentazione richiesta.

Dopodiché ha preso il microfono Valter Dotti: «Questo data center nasce con una madre certa Microsoft e un padre incerto, perché nessuna giunta vuole assumersi la responsabilità. Nessuno lo ha voluto, eppure, fino a ora nessuno ha fatto niente per impedirne la realizzazione. Non ci si può nascondere dietro il rispetto di atti dichiarati formalmente giusti e dovuti per giustificare l’incapacità politica di difendere i cittadini di San Bovio. Con le attuali regole questo data center non si potrebbe fare. Voi tutti rappresentanti dei cittadini, della giunta e dell’opposizione - reclama - dovete dire da che parte stare e dovete farlo in una assemblea pubblica cittadina, che vi chiediamo qui e ora. Dovete pronunciarvi senza ambiguità».

Pochi minuti dopo è cominciata l’attività del parlamentino locale. L’opposizione ha criticato la gestione degli interventi dei cittadini che, per le modalità, non permette la discussione nell’emiciclo. Dai banchi della maggioranza Christian Blundo, capogruppo di Avs, ha messo in chiaro la sua posizione: «La tutela dell’ambiente, della salute, del territorio e della qualità della vita non è una voce accessoria del nostro programma. È la ragione stessa della nostra presenza politica. Per queste ragioni, volendo ascoltare il più possibile le istanze dei cittadini, abbiamo chiesto formalmente al sindaco di riaprire la partita sul data center, attraverso la verifica immediata degli strumenti amministrativi e giuridici ancora disponibili per sospendere l’avanzamento dell’intervento e allo stesso tempo riesaminare tutte le criticità che noi avevamo già segnalato, molte delle quali oggi riprese a gran voce dalla cittadinanza».

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