Conto salato per gli orti abusivi a San Donato, la bonifica costa più di 1 milione

La prima tranche dei lavori partirà proprio quest’anno

Lo smantellamento del “villaggio” in stato di aperto degrado fatto di baracche e di orti abusivi collocati lungo lo scolmatore del Redefossi potrebbe richiedere un investimento da un milione e mezzo di euro a carico del Comune: la prima tranche di lavori da 300mila euro è prevista già nel 2024.

Dal Comune arriva notizia che sarà un intervento gigante che verrà spalmato su più anni tenendo conto anche che, rispetto ai primi sopralluoghi, alcune componenti in amianto si sono degradate e pertanto anche l’attività di bonifica diventerà più costosa in quanto richiederà da parte dell’imprese del settore una serie di attente cautele previste dalla normativa di riferimento. L’assessore ai lavori pubblici Massimiliano Mistretta spiega: «Come amministrazione comunale abbiamo stanziato la somma di 300mila euro sull’anno 2024 e un importo uguale per il 2025, ma i lavori non si esauriranno con questi due lotti, e non sappiamo ancora quanti passaggi richiederà la completa riqualificazione dell’area. Il primo obiettivo - annuncia -, riguarderà la stesura di un progetto per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti, poi procederemo per step, ma l’obiettivo di smantellare i manufatti abusivi richiederà tempo e risorse che non sappiamo ancora quantificare».

Ad attendere investimenti c’’è la parte di territorio, in parte nascosta dalla vegetazione, dove nel tempo insieme agli appezzamenti coltivati dagli hobbisti sono sorti una serie di manufatti, alcuni dotati anche di servizi igienici, interamente realizzati con materiali di risulta.

A questo punto, dopo una serie di ricognizioni, occorrerà un piano, che verrà definito dagli esperti, per cominciare ad eliminare la montagna di immondizia tenendo conto delle diversificate componenti che andranno suddivise con particolari accorgimenti per i materiali insalubri e inquinanti.

Dopodiché si aprirà una pagina ancora più complessa per definire l’avvio dello smantellamento delle strutture che “affollano” il comparto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA