Avevano studiato alla Cavalcanti 13 anni fa: per 5 giovani afghani la vita riparte da San Giuliano

Liberi Pensieri e Sos Afghanistan hanno organizzato il loro ritorno perché possano costruirsi un’esistenza libera

Avevano studiato alla Cavalcanti 13 anni fa: per 5 giovani afghani la vita riparte da San Giuliano
Alcuni dei ragazzi ritornati a San Giuliano dall’Afghanistan con volontari e famiglie coinvolti nel progetto umanitario di ospitalità (Canali)

«Siamo qui per aiutare questi ragazzi a ricostruirsi una vita libera», le parole di Piera Putzulu, membro dell’associazione Liberi Pensieri e ideatrice dell’iniziativa che è riuscita a salvare 158 profughi afghani dal regime talebano. Si è svolto ieri, domenica 27 novembre, il pranzo di beneficenza organizzato da Sos Afghanistan e Liberi Pensieri dedicato ai cinque ragazzi afghani che per la seconda volta camminano sul suolo italiano. Si tratta infatti di Sinhawa Ahmadi, Inyat Hassani, Laila Nabizada, Ahmad Alokozai e Shirullah Shikeb, giovani uomini e donne dai 22 ai 25 anni che nel 2009 erano stati accolti dalle famiglie di San Giuliano Milanese per due mesi frequentando la scuola Cavalcanti. Dopo 13 anni questi ragazzi hanno potuto riabbracciare le loro famiglie italiane e da ora in poi avranno l’occasione di ricostruirsi una vita in un Paese più libero, continuando a studiare e a lavorare.

All’apparenza potrebbe sembrare un’operazione facile, ma il duro lavoro che risiede dietro alla solidarietà e all’amore per il prossimo nasce oltre 15 anni fa: «Io e mia sorella siamo andate in Afghanistan nel 2006 - racconta Piera Putzulu -. Siamo state spinte dal richiamo di aiuto di Rawa, associazione nata in Afghanistan dalle donne oppresse che rifiutavano il fondamentalismo, e grazie all’aiuto del Cisda (Onlus Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane) abbiamo potuto vedere la situazione negli orfanotrofi con i nostri occhi». In quel momento l’illuminazione: «Vedendo tutti quei bambini, ci siamo attivate per dare loro una seconda chance - continua Putzulu -, e dal 2006 al 2013 siamo riuscite a portare diversi bambini afghani a San Giuliano ogni anno per due mesi, dando loro l’opportunità di frequentare le elementari, anche se per poco tempo». Il progetto si è interrotto nel 2013, quando lo stato afghano ha deciso di bloccare l’uscita dei minori dal Paese, ma qualcuno di loro si era già innamorato dell’Italia. «Il 15 agosto 2021 i talebani sono tornati al potere, e i ragazzi ci hanno chiesto aiuto - continua Putzulu -. Da quel momento, il nostro unico obiettivo è stato salvare più giovani possibili dal regime, e finalmente qualcosa ha funzionato. Giovedì scorso sono atterrati 158 profughi con un volo partito da Islamabad e diretto a Fiumicino grazie ai corridoi umanitari promossi da Caritas e Comunità Sant’Egidio». I profughi verranno ospitati dalle famiglie di San Giuliano e San Donato e avviati subito verso l’integrazione, a partire dall’apprendimento della lingua e dall’inserimento lavorativo.

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