Napoli, i romanzi, Ricciardi e Pizzofalcone: «Il teatro a cielo aperto in  cui nascono le mie storie»

Napoli, i romanzi, Ricciardi e Pizzofalcone: «Il teatro a cielo aperto in cui nascono le mie storie»

INTERVISTA L’autore dei libri diventati una fortunata serie tv racconta com’è nato lo spettacolo in scena giovedì al teatro alle Vigne a Lodi

Maurizio De Giovanni, napoletano, scrittore tra i più amati e letti in assoluto, autore di romanzi diventati prima best seller e poi serie televisive di enorme successo (quella dei Bastardi di Pizzofalcone e quella del Commissario Ricciardi in arrivo) approda ora al teatro con “Il silenzio grande” che sul palco sta replicando il successo dei libri. E che giovedì sera sarà rappresentato al teatro alle Vigne di Lodi, con l’allestimento diretto da Alessandro Gassmann e interpretato da Massimiliano Gallo e Stefania Rocca.

La prima domanda, anche se stavolta l’argomento dovrebbe essere un altro, è scontata: De Giovanni, come si sta senza il commissario Ricciardi?

«Subisco aggressioni anche fisiche dei lettori, dalle persone per la strada, per la chiusura della serie di Ricciardi. Subisco attacchi anche da lui stesso: mi confronto costantemente con la fine di questo personaggio. Concludere è stato un atto coraggioso, sembra un’assurdità porre fine a una serie che non mostrava alcun segno di stanchezza e che funzionava benissimo, la scelta non è stata semplice ma avevo già deciso di concludere quel racconto nel 1934 quando questo Paese ha smesso di essere un posto di cui avere un po’ di nostalgia. Dopo quell’anno il contesto diventa un altro, triste, opprimente, lascerà spazio alle leggi razziali, a una parabola oscura del nostro Paese: non ci tornerò a quell’epoca. Poi magari mi verrà voglia di raccontare cosa sarà di quei personaggi rimasti ma negli anni ’60 quando si potrà ancora sognare un’Italia diversa».

Come è nato il testo de “Il silenzio grande”?

«Eravamo sul set della serie dei Bastardi di Pizzofalcone e Alessandro mi ha chiesto di scrivere un testo teatrale e aveva immaginato a una storia familiare. Io allora ho pensato in maniera naturale alla sua storia familiare ed è venuto fuori “Il silenzio grande”. Che parla di una famiglia al cui centro c’è la figura di un padre con una personalità molto forte, ed è esattamente quello che ho immaginato pensando alla famiglia Gassman».

Di cosa parla?

«Dei tanti piccoli silenzi che covano all’interno di una famiglia, delle cose che teniamo nascoste per evitare i conflitti: sono piccoli silenzi che però diventano dannosi, diventano una patologia. In famiglia parliamo sempre meno e questa può essere una malattia che può diventare mortale».


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