Clatèo Castellini, figlio dell’eroe garibaldino di Vezza d’Oglio

Clatèo Castellini, figlio dell’eroe garibaldino di Vezza d’Oglio

Personaggi melegnanesi

Trattiamo in questa pagina solo l’aspetto biografico, ancorché sintetico, dell’ingegner Clatèo Castellini, non già la lunga pagina della sua figura di benefattore, vissuto tra il secondo Ottocento e il primo trentennio del Novecento, a cui oggi risultano intitolate alcune importanti strutture sociali del Borgo sul Lambro.

Il nome dei fratelli: Orsini e Speri

Clatèo Castellini nacque a Milano nell’anno 1858 da Nicostrato (1829-1866) e Giovanna Zerbi detta Jeannette (1833-1896), risultò secondogenito di cinque figli, che in ordine cronologico furono: Giulia, la più grande nata nel 1856, a seguire il Nostro, seguito da Itala del 1861, Orsini nel 1862 e l’ultimo nato nel 1865 di nome Speri. La particolarità dei nomi riconduce alla figura patriottica paterna, a eccezione di Clatèo che riprendeva il nome di un vescovo martirizzato della chiesa romana.

Il padre di Clatèo fu quindi Nicostrato Castellini di stato sociale possidente, che sappiamo ardente patriota italiano, questi iniziò da volontario nelle “Dieci Giornate di Brescia” del 1848, e alla difesa di Venezia del 1849, lo troviamo poi nel 1860 al seguito del generale Giuseppe Garibaldi con la terza spedizione Medici in Sicilia, dove le fu conferito il grado di maggiore garibaldino. Successivamente partecipò alla Campagna del 1866 nel Tirolo dove, colpito da una palla, trovò la morte a Vezza d’Oglio il 4 luglio 1866. Nicostrato lasciò la moglie e i suoi cinque figli di cui Giulia la grande aveva dieci anni e Speri il più piccolo appena uno e mezzo, mentre il Nostro aveva compiuto gli otto anni.

La lettera di Giuseppe Garibaldi

Garibaldi scrisse alla vedova una lettera di pugno datata 28 luglio 1866 che diceva: «signora Castellini, voi avete perduto lo sposo e noi un fratello, tanto lamentato da tutti (…) La morte di (Nicostrato) ha legato i suoi figli all’ammirazione e gratitudine dell’Italia; essa deve adottarli – come sacro pegno delle sue glorie e della sua redenzione. E voi (…) sarete accolta con rispetto e venerazione dalle moltitudini. Riconoscenti, io sono per la vita – Vostro Garibaldi».

Per certi aspetti, e soprattutto per le scelte di vita future del piccolo Clatèo, sostanzialmente questi fu di fatto adottato dallo zio Giovanni Battista Trombini detto Giobatta (1821-1894), fratello di sua madre, che a seguito della scomparsa di Nicostrato stringerà sempre più un legame tra le famiglie.

Nel 1867 Jeannette cambiò abitazione optando per una casa che fosse vicina al Collegio Longone dove Clatèo entrò «con posto gratuito per esame e quale figlio di volontario morto in guerra». Nel Convitto frequentò sia la quarta classe elementare, che i tre anni della Scuola Tecnica Inferiore presso la dipendenza di Santa Marta a Milano.

Sul profilo biografico di Clatèo Castellini persistono scarse notizie. Sappiamo solo che nel 1873 la madre sposta nuovamente la residenza andando ad abitare a fianco del fratello Giobatta e sua moglie Giovanna Maggi, mentre nel 1880 ritroviamo il Nostro tra gli studenti laureati del Politecnico di Milano in ingegneria industriale.

Assunto a Melegnano

Al termine degli studi, lo zio lo assunse come ingegnere nello stabilimento di famiglia a Melegnano della “Trombini &. Comp.i” fu proprio in questo periodo che si innamorò di Adele Vertua classe 1848, una giovane vedova di Milano che aveva dieci anni di più del Nostro, che dopo qualche mese diventerà sua moglie.

Clatèo Castellini e Adele Vertua si sposarono nella chiesa di San Marco a Milano il 7 aprile 1881, la neo famiglia adottò quale nuova residenza la casa di via Borgonuovo al civico nove. In questa casa nacque l’unico loro figlio Nico il 16 ottobre 1881, giunto a soli sei mesi dal matrimonio, dunque verosimilmente si può suppore che i due convivessero anche prima delle nozze.

La Vertua – prima di Clatèo – risultò sposata con Edoardo dei Marchesi di Marignano dal quale ebbe tre figli: Maria del 1868, Gaetano nel 1869 e Francesco nato nel 1872, tutti e tre al momento delle seconde nozze furono affidati a un Collegio di Milano.

Dopo lo sposalizio Clatèo continuò a lavorare nella ditta dello zio a Melegnano a eccezione degli anni 1884 e 1885 che li passò in Inghilterra per apprendere direttamente i più moderni e avanzati approcci e perfezionamenti nella filatura del lino e canapa, come egli stesso raccontò, in tal modo, nelle lettere autobiografiche: «perfezionai la filatura del lino a Leeds nello Yorkshire, e a Banbridge presso Belfast, in Irlanda. Tornai nel 1885 passando per l’Olanda, a Rotterdam e Amsterdam, (poi) per il Belgio, specificamente a Gand, centro di filatura del lino, e per la Francia: Lille, nel nord e poi Rouen (…) intanto la (mia) famiglia sta un po’ a Melegnano nel castello di casa Medici, che la ditta Trombini ha concesso in affitto».

La decisione di Giobatta Trombini

Nel settembre del 1888, Clatèo fu nominato dallo zio, vice-gerente della società, ma vi fu un altro fatto che ebbe a segnare il destino imprenditoriale del Castellini, quando Giobatta Trombini nominò il nipote prediletto suo erede universale. Il testamento olografo difatti riportò che: «avendo fatto riflesso che la mia carissima moglie, non ha alcuna pratica d’affari e d’amministrazione, e che si sarebbe trovata sopraccarica d’imbarazzi (…) vado a disporre (che) ho deciso di nominare come nomino mio erede universale mio nipote ing. Clatèo Castellini, figlio di mia nipote Giovannina (Jeannette) Zerbi figlia di mia sorella Marianna Trombini (…) dispongo (altresì) per una somma abbastanza rilevante del mio patrimonio in legati di beneficenza (…) firmato Gio.Batta Trombini testatore».

La ditta Maggioni-Trobini

Fu questa una ponderata decisione maturata proprio dalla contiguità lavorativa tra i due: zio e nipote, che assumerà col tempo una scelta obbligata, un déjà-vu di un destino rivissuto, difatti da una più attenta analisi dell’albero genealogico dei Trombini emerge che Giobatta risultò lui stesso orfano di padre, e cresciuto sotto la protezione dello zio Giuseppe, industriale del quale ne diventò l’erede. Il fortunoso percorso aziendale iniziò con i Fratelli Maggioni che nel 1853 acquistarono le azioni della Rickenbach attiva nella produzione e vendita di tessuti in lino e con la forza lavoro e produzione nel borgo di Melegnano; nell’anno successivo la ditta fu ristrutturata con la nuova ragione sociale di “Maggioni-Trombini &. C.” per la filatura dei lini e dei canapi e tessitura di tele.

Nel 1856 al ritiro dei Maggioni dall’impresa, questa fu acquisita totalmente da Giuseppe Trombini, poi passata appunto a Giobatta, che come detto ne inserì nella dirigenza il nipote Clatèo Castellini. Nei vertici aziendali si andò ad affermare oltre al Nostro, anche la figura esperta dell’ingegner Carlo Chionetti, che proveniva dalla filatura di Villa d’Almè del Linificio e Canapificio Nazionale di cui risultò da tempo il suo direttore generale.

I passaggi furono, come detto nel 1888 con la nomina di Clatèo Castellini a procuratore generale, poi alla morte dello zio nel 1894 con l’assunzione diretta della dirigenza, e nel 1899 la ragione sociale divenne “Ditta Trombini di Castellini &. C.” L’ingegner Castellini aveva solo trentotto anni quando ereditò l’azienda di famiglia, diventandone il maggiore azionista, la società – a quel tempo - possedeva un capitale di oltre un milione e mezzo di lire e uno stabilimento per la filatura meccanica di lino e canapa a Melegnano, dove lavoravano oltre mille operai.

Dopo breve tempo dal suo insediamento, il Nostro acquistò anche gli stabilimenti di Montagnano Veneto, e Sant’Angelo Lodigiano, chiamò in aiuto i fratelli tra cui Orsini che seguì il ramo speculativo bancario. L’azienda fu ingrandita sempre di più, e sino ad acquistarne tutte le quote nel 1916 diventando “Ditta Clatèo Castellini”, il successivo 20 marzo 1920 la Ditta Castellini &.C. alienò i suoi beni alla concorrente “Società Anonima Linificio e Canapificio Nazionale” con gli stabilimenti di sua proprietà tra cui anche Melegnano.

Il consiglio comunale di Melegnano con delibera del 7 dicembre 1905, e in occasione del 50° anniversario della fondazione del locale stabilimento di filatura per canapa e lino, intitolò a Clatèo Castellini (titolare ancora vivente) una delle arterie principali del Borgo.

Si trattò della così detta Contrada Lunga la via più importante di Melegnano che dalla Cascina Majocchetta si dirigeva frontalmente verso la piazza e il castello Mediceo. Caso raro di intitolazione di una via e/o strada a una personalità ancora vivente, fatta eccezione del precedente caso adottato, sempre dal municipio melegnanese, per la piazza Giuseppe Garibaldi intitolata all’Eroe dei due Mondi, nel 1861.

Fonti e consultazioni: Gualtiero Castellini “Pagine Garibaldine 1848-1866” dalle Memorie del maggiore Nicostrato Castellini, F.lli Bocca Editori Milano 1909; Clatèo Castellini dal 1910 al 1935, Arti Grafiche Friulane spa, Udine anno 2004. Lettere biografiche e testamento olografo di Giobatta Trombini; Carte di famiglia di Clatèo Castellini, si trovano in Archivio Storico Vitantonio Palmisano.

Vitantonio Palmisano


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