Un 38enne di Fombio sfida l'Atlantico

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Sedici giorni in mezzo all’Atlantico. Per un totale di oltre 3.000 miglia nautiche (più di 5.550 chilometri), scostandosi inevitabilmente di tanto in tanto dalla traiettoria ideale di 2800 miglia di mare da Las Palmas, nelle Canarie, fino a Santa Lucia, isola delle Piccole Antille nel mar dei Caraibi. Il tutto tra temporali, ondate giganti e la sensazione di vivere dentro a una lavatrice in continuo movimento. È la “folle” ma affascinante avventura di Matteo Ghidoni, 38enne ingegnere meccanico di Fombio da sempre appassionato di vela che ha preso parte al prestigioso Arc (Atlantic rally for cruisers) a bordo di un transpac 52, barca a vela da regata lunga quasi 16 metri. «L’avventura è iniziata grazie alla proposta del team sponsorizzato da Balearia.com di unirmi all’equipaggio tutto spagnolo - racconta Ghidoni -. Siamo partiti il 24 novembre da Las Palmas, con una squadra formata da 8 skipper, 7 spagnoli e un italiano».

QUATTRO GIORNI NELLA TEMPESTA

Subito le condizioni meterologiche mettono a dura prova l’equipaggio: « A bordo non ci si ferma mai alternando turni di 8 ore durante il giorno a turni di 4 ore di notte - continua Ghidoni, che da diverso tempo aspettava l’occasione di misurarsi con una traversata transoceanica -. Il susseguirsi dei temporali nei primi quattro giorni di navigazione ha messo in difficoltà il team in quanto gli sbalzi di vento e di intensità costringono a continui cambi di vele: in queste condizioni una barca di regata costruita in fibra di carbonio diventa invivibile al suo interno perché tutto si bagna, compresi il cibo, la branda e l’abbigliamento tecnico, e sembra di vivere in una sorta di “lavatrice”». Un’altra immagine rende bene l’idea del viaggio: le montagne russe. «L’andamento di bolina con una barca da regata come il TP 52 mette davvero a dura prova il fisico e la mente in quanto le onde sbattono continuamente sullo scafo e la barca si trasforma in un trenino imbizzarrito modello montagne russe che per giorni e notti ti toglie il sonno e ti stringe lo stomaco. È complicato persino preparare un pasto caldo, ma anche lavarsi, dormire o vestirsi in uno scafo che subisce ondate alte 3-4 metri a dritta. Tutto diventa difficile e pericoloso e soprattutto di notte fuori in pozzetto è obbligatorio legarsi perché, in caso di caduta in mare, le possibilità di essere ritrovato o di sopravvivere sono molto scarse soprattutto viaggiando a 10-15 nodi».

TRA I DELFINI E LE BALENE

Ma dopo la tempesta arriva sempre la quiete, segnata da un “paesaggio” da fine del mondo: “Dopo giorni di ostile navigazione arrivano finalmente gli alisei e ci riempiono i polmoni di una brezza amica e ci spingono con forza verso il mar dei Caraibi, direzione 270 gradi - racconta Ghidoni nel suo diario di bordo -. Balearia vola e le miglia iniziano a scendere. I giorni di navigazione si alternano veloci e le notti piene di stelle ci fanno sentire protetti: i delfini e le balene ci salutano costantemente facendo sentire il loro saggio respiro e sembrano guidarci verso terra”. La meta è ormai a un passo: dopo 16 giorni di navigazione e 3063 miglia nautiche, l’11 dicembre Balearia taglia il traguardo di Santa Lucia al 14esimo posto su 250 imbarcazioni partecipanti. «Una soddisfazione enorme - conclude Ghidoni -: attraversare l’Oceano Atlantico è sempre una grande sfida e arrivare in sicurezza a destinazione senza danni all’equipaggio e alla barca ci ha fatto esplodere di gioia».

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