Martedì con il Cittadino un poster per celebrare le medaglie d’oro di Marcell e Gimbo
La gioia sui volti di Marcell Jacobs e Gimbo Tamberi nello stadio di Tokyo dopo la vittoria

Martedì con il Cittadino un poster per celebrare le medaglie d’oro di Marcell e Gimbo

In omaggio ai lettori le immagini di Jacobs e Tamberi dopo le storiche vittorie di domenica

Con il Cittadino in edicola martedì e anche nella versione digitale i nostri lettori potranno trovare un poster per celebrare le storiche vittorie di Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi. L’Italia dell’atletica non conquistava una medaglia da Londra 2012, un oro da Pechino 2008, un oro nelle gare in pista addirittura da Los Angeles 1984: in un quarto d’ora a Tokyo conquista addirittura due vittorie portandosi a casa il titolo più prestigioso di tutti i Giochi.

Marcell Jacobs e “Gimbo” Tamberi sono due esempi di come forse sia necessario imparare a perdere prima di imparare a vincere nel contesto più prestigioso del pianeta. L’erede di Usain Bolt è italiano: ai tre trionfi consecutivi del giamaicano sui 100 metri succede questo ragazzo nato negli Usa ma di fatto cresciuto sul lago di Garda, tanto da avere decisamente poca dimestichezza con l’inglese. Ventisei anni e tre figli, Jacobs realizza il weekend perfetto: 9”94 e record italiano sabato in batteria, poi ieri due volte il record europeo portato (da 9”86) a 9”84 in semifinale e poi a 9”80 in finale per mettere nel sacco il resto del mondo. Non ce n’è per gli statunitensi (Ronnie Baker si scioglie in finale: quinto), non ce n’è per Andre De Grasse, canadese che pareva erede designato di Bolt e che invece si accontenta del bronzo, non ce n’è neppure per il cinese Su Bingtian, a sorpresa a 9”83 in batteria ma sesto in finale: è azzurro l’oro olimpico più ambito. Jacobs nei 100 pareggia il leggendario Pietro Mennea sui 200: entrambi hanno un oro al collo e oggi pure i due record continentali dello sprint sono italiani (il 19”72 del barlettano è ancora imbattuto). Jacobs vince in un tempo forse impossibile da pronosticare, ma non era così peregrino pensarlo sotto i 9”90 dopo il 9”95 a Savona senza forzare fino in fondo: che fosse dotato di mezzi straordinari era cosa nota, ma a frenarlo era sempre spesso stata la testa. Con l’aiuto di una mental coach e con la guida di Paolo Camossi (iridato indoor di triplo oggi suo tecnico) è maturata l’impresa forse più grande e sicuramente più iconica della storia dell’atletica azzurra.

Tamberi attendeva la giornata di domenica da cinque anni e 15 giorni, dal 16 luglio 2016, quando a Montecarlo portò il record italiano dell’alto a 2.39 ma poi si infortunò gravemente tentando 2.41: addio sogni di gloria a Rio. Cinque anni di attesa ricchi di speranze ma anche di sofferenze e delusioni documentati sempre senza filtri sui social: “Gimbo” non arrivava da favorito a Tokyo, ma nello stadio olimpico centra la serata magica. Asticella sempre superata al primo assalto: a 2.19, 2.24, 2.27, 2.30, 2.33, allo stagionale a 2.35 e poi a un 2.37 che non realizzava dalla maledetta serata monegasca. A 2.39 sono ancora in sei in gara ma la misura resta tabù per tutti: in testa ex aequo ci sono Tamberi e Mutaz Essa Barshim, che per regolamento possono decidere se spareggiare o optare per un oro a pari merito. I due sono amici, “Gimbo” era tra gli invitati al matrimonio del qatariota: la parità non verrà spezzata e per Tamberi e per l’Italia sono lacrime, finalmente, di gioia.


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