L’Europa tinge d’azzurro anche Lodi VIDEO
La folla davanti al maxi schermo nell’oratorio di San Bernardo Ribolini)

L’Europa tinge d’azzurro anche Lodi VIDEO

La grande paura dopo i primi minuti, la tensione davanti agli schermi e poi l’urlo di gioia che ha invaso le strade del capoluogo

Baci, abbracci, cori, pure lacrime di gioie. L’Europa è azzurra e anche a Lodi è grande festa per una vittoria attesa da tanti, troppi anni. Nonostante l’assenza del maxischermo in piazza della Vittoria, centinaia di tifosi non hanno rinunciato a godersi la finale in compagnia, radunandosi in bar, locali e piccoli spazi all’aperto. Un rito collettivo per mandare energie positive agli azzurri in campo a “Wembley” e fare sentire il proprio calore a centinaia di chilometri di distanza. No, il “football non è tornato a casa”, come da settimane cantavano gli inglesi: perché «l’Italia s’è desta» e dopo le macerie della mancata qualificazione ai Mondiali del 2018 ha aperto un nuovo, esaltante e sorprendete ciclo. La seconda vittoria agli Europei, un successo che mancava dal lontano 1968, ha riportato un entusiasmo che non si vedeva dal 2006, l’anno del trionfo a Berlino. Il successo a “Wembley”, davanti a migliaia di tifosi inglesi in lacrime, arrivato dopo una lunghissima maratona chiusa ai calci di rigore, è stato (forse) ancora più bello, perché inaspettato, perché conquistato in casa del “nemico”.

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Al fischio finale, in città e nei dintorni è scattato il tourbillon di caroselli, le sfilate di macchine e motorini con i tricolori sventolanti. Ma prima della grande “liberazione” ci sono voluti 120 minuti di sofferenza con annessi tiri dal dischetto, vissuti con un mix di emozioni: trepidazione e ansia, paura e gioia. Circa un centinaio i presenti nel chiostro di Palazzo San Cristoforo, la sede scelta dal Comune dopo il divieto di allestire il maxischermo in piazza. Tanti anche i presenti al Bar Garden, Canottieri (dove però il nostro fotografo non è stato fatto entrare), Bar Zaghi, Caffè Letterario, Poiani, Officine Adda, Bar Seven, oratorio di San Bernardo, Lungoadda, Bar Meazza e molti altri locali in città e nei dintorni: persone di tutte le età, donne e uomini, bambini e ragazzi alla loro prima finale e tifosi più esperti già avvezze alle vittorie si sono presentati con la maglia azzurra d’ordinanza, altri con il viso pitturato con i colori italiani. L’inno di Mameli, cantato all’unisono nelle case e in tutti i luoghi pubblici che trasmettevano la partita, si è rivelato come sempre uno dei momenti più emozionanti, anche se gli ingrati e incivili fischi di Wembley hanno in parte rovinato il momento solenne. Per tutto il primo tempo, dopo il gol incassato a freddo, il tifo lodigiano ha provato a spingere gli azzurri, ma il forcing della squadra di Mancini si è rivelato sterile.

Nella ripresa la partita si è completamente capovolta, con l’Italia costantemente a fare gioco. Un boato, un vero grido di liberazione, ha accolto il gol di Bonucci, poi fino al 90’ tutti sono rimasti aggrappati al sogno, rimandato però ai tempi supplementari. Tensione alle stelle per un’altra mezz’ora, prima dei rigori. Le parate di Donnarumma hanno liberato tutta la gioia, e poi via con i “Po-po-po-po-po-po-po”, “I campioni dell’Europa siamo noi”. E una notte da ricordare, nel mezzo di un’estate colorata di azzurro.


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