La proposta di Aldo Jacopetti, intestare la Dossenina a Giampiero Marini
LODI L’ex dirigente del Fanfulla ha lanciato un appello perché lo stadio di viale Pavia porti il nome del campione del mondo con la Nazionale del 1982, ma per la legge italiana non è possibile
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Lo “Zar” a capo del movimento d’opinione per l’intitolazione della Dossenina a Giampiero Marini. Aldo Jacopetti, storico dirigente del Fanfulla e voce autorevole del movimento calcistico cittadino, ha lanciato un appello al Comune: intestare lo stadio di viale Pavia all’illustre sportivo lodigiano, ex calciatore e allenatore dell’Inter, campione del mondo con la Nazionale nel 1982.
Una richiesta affidata ai social e accompagnata da una lunga serie di motivazioni. Jacopetti ricorda anzitutto le origini di Marini, nato e tuttora legato a Lodi, dove ha costruito il proprio percorso calcistico partendo dalla Nuova Lodi e dalla Wasken Boys, prima di approdare al Fanfulla e debuttare in prima squadra ancora giovanissimo. Poi la carriera ai massimi livelli, la lunga esperienza nerazzurra e, soprattutto, la maglia azzurra indossata fino al trionfo mondiale di Spagna. Un’impresa che, sottolinea lo “Zar”, colloca “Pinna d’oro” - come venne ribattezzato nientemeno che da Gianni Brera - nel ristretto novero dei calciatori italiani capaci di fregiarsi del titolo di campione del mondo.
Ma nella proposta di Jacopetti il palmarès non è l’unico argomento. C’è soprattutto il rapporto con la città di una figura che non ha mai reciso il cordone con la propria terra, restando profondamente radicata nella realtà lodigiana. Un legame che trova una suggestiva conferma anche nel ritratto che Andrea Maietti gli dedicò, ricordando come, dopo le grandi vittorie, la sua aspirazione fosse semplicemente quella di tornare a casa: «Per me l’Italia è Lodi».
Jacopetti richiama anche un precedente che, nelle sue intenzioni, dimostrerebbe come l’omaggio a un campione ancora in vita non sia necessariamente estraneo alla storia dello sport italiano. Nel 2006, infatti, l’ex campo della Pallacorda al Foro Italico venne intitolato a Nicola Pietrangeli quando il grande tennista era ancora in vita.
Il precedente, tuttavia, non cancella gli ostacoli normativi che la proposta dovrebbe affrontare a Lodi. La disciplina sulle intitolazioni dei luoghi pubblici è sottoposta all’autorizzazione prefettizia e fa riferimento alla legge 1188 del 1927, che pone come regola generale il divieto di dedicare determinati luoghi alla memoria di persone decedute da meno di dieci anni, prevedendo una deroga sulla data della scomparsa per particolari benemerenze.
Marini, per fortuna, è ancora qui. Ed è lecito supporre che, leggendo questo articolo, abbia già provveduto a fare gli opportuni scongiuri. Ma è proprio questo il principale nodo che separa oggi l’appello dello “Zar” dalla sua eventuale traduzione in un provvedimento amministrativo. Il caso Pietrangeli dimostra che nella storia dello sport esistono precedenti, ma non equivale di per sé a una via libera per la Dossenina: un’eventuale iniziativa del Comune dovrebbe misurarsi, infatti, con la disciplina vigente.
La questione, peraltro, si innesta su un dibattito che attorno alla Dossenina si era già acceso poco più di un anno fa. Nel marzo 2025 la Commissione Toponomastica aveva licenziato la proposta di intitolare lo stadio alle sorelle Boccalini, le pioniere lodigiane che fondarono negli anni Trenta il Gruppo femminile di calcio, prima squadra femminile italiana, sfidando l’ostilità del regime fascista. Quella scelta aveva alimentato un vivace confronto politico e cittadino. L’iter, però, non arrivò al passaggio successivo della delibera di Giunta necessaria per dare concretezza all’intitolazione. Ora il nome di Marini riapre dunque il tema.
La Dossenina, inaugurata nel 1920 nei pressi dell’omonima cascina dalla quale ha preso il nome, è stata per oltre un secolo la casa del Fanfulla e uno dei luoghi simbolo dello sport lodigiano. Oggi, però, attraversa una fase completamente diversa. Dopo il bando per la gestione andato deserto, l’impianto è rimasto privo di un concessionario per questa stagione, mentre l’Asd Fanfulla ha trasferito la propria attività a Settala, interrompendo lo storico rapporto con il campo di viale Pavia. E soprattutto incombe un’urgenza più concreta: la riqualificazione dell’impianto, con i lavori che dovrebbero prendere avvio nella primavera del 2027. Prima ancora di un nuovo battesimo, dunque, la Dossenina attende di tornare a essere pienamente una casa dello sport.
Resta il fatto che l’appello di Jacopetti ha riscosso larghi consensi, alimentando una discussione che riguarda insieme memoria, identità e futuro di uno dei luoghi più antichi e riconoscibili della storia sportiva di Lodi. Se e quando arriverà il momento di pensare a un nuovo nome, la candidatura di Marini avrà almeno un merito: quello di riportare al centro una storia profondamente lodigiana, cominciata proprio su quel campo e proseguita fino ai vertici del calcio italiano e mondiale.
Ha collaborato Marco Spernicelli: sul «Cittadino» in edicola oggi l’approfondimento
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